Athar nasce a Roma nel 1982 da genitori Iraqeni. Cresciuto con la realtà angosciante della guerra del golfo, immagini di sofferenza e violenza sono parte intrinseca della sua opera, benché mai gratuita, anzi, Athar Jaber riesce contestualizzare ogni suo scalfire sul marmo con energia e passione. Il marmo prende forma proiettandosi sullo spettatore non solo grazie allo scalpello, ma pure con fucilate, trapanate, e lanci da diversi piani di altezza.

Ora professore di Arte all’università di Anversa, Athar spiega come il tempo non sia trascendente dalla scultura, anzi, noi siamo abituati a vedere statue antiche deturpate, scalfite e amputate ignorando questi difetti, cercando di cogliere il senso originale dell’opera, quando in realtà andrebbe inteso il tutto, come fosse un’unica, mutevole, organica opera senza limiti e senza tempo.

Le sue opere principali sono visibili fino al 31 Luglio nella Sala Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, in Via Cavour 3. L’esposizione è curata da Neri Torcello e Yan Blusseau e questo giovedì 8 Luglio alle ore 17.00 è prevista un’esclusiva visita alla mostra guidata dello stesso artista.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.