Qui non si parla di corse ciclistiche o podistiche. Ma di qualcosa di molto più concreto e importante. La VIA, scritto maiuscolo, indica la “Valutazione di Impatto Ambientale”. In poche parole, un atto amministrativo mediante il quale un’autorità decide se un’opera edilizia pubblica è compatibile o no con l’ambiente circostante. Una rosa piena di spine per amministratori e imprenditori. Sia perché, in genere, arriva a destinazione dopo tempi lunghissimi sia perché, quando arriva, è spesso foriera di guai. Insomma quei “simpatici” ecologisti del Ministero dell’Ambiente hanno sempre da ridire su tutto: c’è sempre qualcosa da rifare, da spostare, da risistemare. E intanto il tempo passa e non si riesce mai a costruire in tempo strade, autostrade, piste, inceneritori, stadi, aeroporti.
A Firenze sta accadendo qualcosa del genere. Il megaprogetto delle grandi opere, fiore all’occhiello dell’amministrazione, ha il non piccolo difetto di essere confinato in un’area a nord della città − per gli amici, La Piana − che non ha esattamente l’estensione della Pianura padana o delle Great Plains americane. È tutto un gioco di incastri, con calcoli quasi al centimetro, per farci entrare un mucchio di roba. Il primo fondamentale tassello del megapuzzle è rappresentato dalla nuova pista dell’aeroporto, i cui lavori non cominciano perché manca proprio la VIA. Da un paio d’anni, fra un mugugno e un sospiro, si aspetta di sapere se il progetto presentato è di gradimento del Ministero dell’Ambiente. Le solite voci dicono, con cadenza settimanale, che il prossimo mese sarà quello giusto. Siamo arrivati a giugno e le ferie (e le elezioni) incombono. Il timore è che questa benedetta autorizzazione possa essere piena di codicilli, avvertenze, prescrizioni ed effetti collaterali, da far invidia al foglietto illustrativo di un antibiotico. E senza pista non si sposta la Mercafir, non si fa il nuovo stadio, non si fa la terza corsia della A11, non si fa l’inceneritore e i turisti non arrivano e non cresce l’economia e non si mangia e la Fiorentina non vince.
Resta, però, una speranza: se proprio non ci si dovesse fare, c’è sempre il VIA del Monopoli. È maschile ma forse al Ministero non se ne accorgono…

 

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.