Ebbene sì, cari amici di tuttafirenze.it! Esiste anche il revisionismo storico coatto! Io mi ci sono trovato dentro fino al colon.
Supposta che sia l’ipotesi di un revisionismo che fa bene a(lla) Pansa (quel Giampaolo che ha appena pubblicato “Bella ciao”), vorrei invece raccontarvi un’altra Storia: quella del mio faccia a faccia con un grande personaggio al quale molti si sono ispirati e alcuni sono pure spirati per fare delle questioni di misura e di sperequazione, una questione fuor di misura, o furor di misura.
Ero dunque a vagar per Via de’ Malcontenti, proprio dietro Santa Croce, in cerca di riminiscenze, quando lo svolazzio di alcuni fogli m’attrasse l’attenzione. Li raccolsi da terra e mi feci un bello strappo nel chinarmi, tanto che mi costò un Capitale per farmi rimettere a posto la schiena dal mio osteopata!
Quei ritagli di un vecchio giornale sfuggito da quale antica bottega erano una vecchia edizione de l’Avanti!
In prima pagina, un elzeviro su un certo Marx e in una pagina interna la recensione di un film. Ma la pagina era strappata e si leggeva solo […] ratelli Marx.
E fu lì di ricordo in ricordo che mi rammentai del film di Terry Gilliam: “Brazil” dove un tizio veniva colpito per strada da vecchi giornali che, portati dal vento, lo avvolgevano fino a inghiottirlo completamente. Una bella metafora. Bella fino a quando altri fogli mi colpirono in viso e turbinando mi inghiottirono davvero. Il solito wormhole. Riapparii nel 1867 schiantandomi contro un omone barbuto che parea un Babbo Natale incazzato. Fu però gentile e premuroso, mi fece alzare da terra e mi raccolse parte del viso che mi era caduto nell’urto. Ebbi a conoscerlo personalmente e ne trassi una buona impressione e compresi com’egli non fosse affatto marxiano, così come il Cristo non era, di per sé, cristiano e il Buddha, Buddhano. E questo è un tratto che la storia sovente ignora.
Da questa riflessione psicologica sul tratto dell’uomo che, per ragioni storiche, diviene promotore di un movimento, trassi numerose conclusioni a me utili per comprendere quanto la Storia si ripeta e non perché venga bocciata in geografia. Che una riflessione in chiave critica sui temi sollevati da Adam SmithDavid Ricardo fosse possibile, in realtà, per problemi di tempo e spazio, finì per divenire la ragione di una scazzottata furibonda dove io ebbi la peggio. Colpito in pieno da un testo sull’utilitarismo di Jeremy Bentham caddi riverso con il capo nel pitale (il cesso). Cosa che poi l’ispirò, guardando le mie terga e la schiena a 90° gradi, nella stesura di un corposo trattato (il “Capo nel Pitale” poi divenuto “Il Capitale“) sullo sfruttamento delle masse da parte dei padroni delle ferriere e dei rivenditori di tute da metalmeccanico. Pentito, il buon Marx mi aiutò a ripulirmi, promettendomi di citare le mie osservazioni critiche in un manuale nel quale avrebbe previsto l’ascesa di Berlus-Renzi e la ricaduta nell’impero borbonico o entrambe le cose, solo un po’ più rimescolate fra loro. Purtroppo tale manuale non uscì mai perché di lì a poco, il padre del “Capitale” morì dopo aver inghiottito un manubrio da ginnastica. Uscì invece con il titolo “Teorie del polverone” poi erroneamente corretto in “Teorie del plusvalore ” il IV volume, ma senza illustrazioni umoristiche. Si narra che in punto di morte, Karl Marx avesse a sussurrare: “Non vorrei mai far parte di un Club che accettasse come membro uno come me.” Frase poi attribuita a Groucho Marx, quasi suo omonimo ma molto più spiritoso. Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.