Diventare maggiorenne è stato un trauma. Entrare nei venti mi ha buttato giù di morale per i successivi nove anni. Scoprire di dover rinnovare la patente mi ha scaraventato nello sconforto.
E adesso? Dovrò comprarmi dei mocassini. Sei non hai dei mocassini a trent’anni, non sei nessuno. E poi dovrò buttare quei jeans lunghi, chiari, strappati sulle ginocchia. Quelli che fanno grunge nell’animo. Dovrò smettere di giocare alla playstation o quantomeno smettere di arrabbiarmi quando gioco alla playstation. Basta con i joystick scaraventati per terra. Basta con gli orecchini. Basta fare colazione con la tazza di Paperino. Basta vivere per il fantacalcio.
Sono grande, ormai. Fortuna che vivo in Italia: qua, per altri quindici anni, secondo l’Istat, rientro ancora nella categoria ragazzi.
Ho una certa età: vedo peli della barba bianchi e parlo di trigliceridi. Vado all’Ikea.
Ho un certa età, ma al gol di Marione, giovedì scorso, il mio cuore è riuscito a resistere.
Ho trent’anni: i miei giocatori preferiti sono tutti più piccoli di me e parlo di partite del passato. Penso a Batistuta, piango e credo che non ci saranno più giocatori come lui.
Sto diventando vecchio, sono grande, ma anche un po’ piccolo. So solo una cosa: che è da quando avevo sei anni, da quella Coppa Uefa del ’90, che aspetto giovedì. E la parola d’ordine rimane sempre la stessa: Juvemerda!

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
Diventa fan di Ultras da Tastiera

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Adesso basta!