professoriSono una studentessa di 17 anni e vorrei dire che secondo me nella scuola occorre discutere meno di insegnanti e più di insegnamento. Non è giusto che la mia possibilità di imparare sia affidata alla fortuna di avere un buon insegnante. Gli argomenti delle lezioni e i metodi di insegnamento dovrebbero essere più condivisi e meno discrezionali. Ma è possibile farlo? Patrizia

Cara Patrizia, la questione che poni è di fondamentale importanza. La possibilità di avere un buon insegnante è naturalmente legata innanzitutto a come gli insegnanti stessi vengono formati e selezionati. Ma, nelle condizioni in cui ci troviamo, per ridurre la variabilità fra insegnanti occorre conciliare la libertà di insegnamento con l’esigenza di mantenere una certa uniformità nel loro modo di lavorare. Nella scuola la libertà di insegnamento è giustamente un principio sacro, riconosciuto anche dalla Costituzione. Ma quella libertà non può essere assoluta, altrimenti diventa arbitrio. Deve trovare un limite in una cornice di principi e regole condivisi, definiti in modo generale a livello di società e poi più specificamente da parte di ogni singola scuola.

Le scuole dovrebbero quindi individuare una base di contenuti e metodologie sui cui tutti sono d’accordo. E il preside dovrebbe anche controllare che si faccia veramente, ad esempio prevedendo prove di istituto comuni a tutte le classi con correzione incrociata dei compiti, nella quale ogni insegnante valuta i compiti degli alunni di un altro insegnante. In questo modo si svilupperebbe un confronto professionale, che potrebbe portare a ridurre le “distanze”. Al di là di una “zona condivisa”, ogni docente dovrebbe poi essere libero di personalizzare il proprio insegnamento, tenendo conto delle proprie competenze e delle caratteristiche delle classi con cui lavora.

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di creare consigli di classe “omogenei”, in cui lavorano insegnanti che condividono alcune idee di fondo sulla scuola. Ad inizio d’anno si presenta un progetto didattico comune e le famiglie potrebbero decidere se aderire. Questa soluzione ha dei pro e dei contro. Diminuisce la variabilità all’interno di uno stesso consiglio di classe e si lavora più serenamente, ma si riduce anche il pluralismo, che è sempre una ricchezza.

Le scuole possono quindi scegliere strade diverse, ma devono avere il coraggio di affrontare il tema che tu poni. Tutti gli studenti hanno diritto ad avere professori bravi e questo si può realizzare attraverso il confronto professionale e la ricerca di un maggiore accordo sull’azione educativa. Poi alcune differenze tra insegnanti inevitabilmente rimarranno. Ma questo è un bene. Altrimenti vorrebbe dire che abbiamo rinunciato ad essere persone.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.