Adesso che è stato sdoganato con una fiction celebrativa della Rai, Gino Bartali può ben meritarsi il paradiso. Quisquilie il fatto che il Giro d’Italia si sia completamente dimenticato di lui nel centenario della sua nascita. Nemmeno un ricordo, due parole, un manifesto, una locandina. Certo chiedere un arrivo di tappa o una partenza da Firenze sarebbe stato troppo, ma scordarsi (volutamente) così di un campione che fece grande l’Italia in un periodo a cavallo della guerra… Un periodo in cui non era facile mostrare i lati buoni di questo paese, che peraltro ancora oggi ogni anno celebra un altro grandissimo campione, Fausto Coppi, dedicandogli la cima più alta del Giro d’Italia.

No, nessuno dei fedelissimi di Ginettaccio si sognerebbe una cima Bartali. Anche perché come si potrebbe dedicare  la seconda vetta più alta del Giro a uno a cui piaceva poco arrivare alle spalle di chiunque?

Comunque il 18 luglio del 2014 Bartali avrebbe compiuto 100 anni. Ci sarebbe piaciuto, come inviati di tuttafirenze.it, partecipare alle manifestazioni che a Firenze non sono mancate. Purtroppo una spalla rotta ci ha impedito di esserci, ma prima o poi contiamo di fare un bel servizio sul Museo di Ponte Ema. Intanto, scartabellando qua e là, abbiamo scovato un po’ di notizie interessanti. Per esempio si racconta che tre anni fa gli organizzatori del Tour (e i francesi che s’incazzano e le palle ancor gli girano…come cantava Paolo Conte) avessero proposto una partenza da Firenze nel  2014 proprio per celebrare il suddetto centenario. Chiedevano un po’ di soldi, certo, che però sarebbero sicuramente rientrati dagli sponsor e dalle televisioni. Tergiversa che ti tergiversa, sono arrivati gli inglesi che si sono impadroniti della partenza del Tour di quest’anno (loro che con Bartali non c’entrano proprio nulla, ma che forse hanno più naso per gli affari).

Comunque tranquilli: abbiamo pur sempre la fiction! Storie del genere vanno però maneggiate con molta cura. Sì, perché imprigionare la figura di Bartali  − la cui vicenda spesso assume i contorni di una leggenda − in qualche puntata televisiva è fare un torto a chi l’ha conosciuto e visto correre, ma anche a chi l’ha solo “intravisto” attraverso libri, articoli, filmati. La fiction della Rai ha il sapore amaro della riparazione al danno. Il danno di non aver celebrato adeguatamente il campione di Ponte a Ema nel suo mondo, quello del ciclismo. Alla fine sarebbe stato meglio ricordare quel naso e quel vocione inconfondibile in un altro modo. E magari sentirlo ancora dire, per l’ennesima volta, «l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare».

Come dargli torto, pure a distanza di tanti anni?

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.