A Roma c’è una bella città dove le case hanno solo le facciate e sono fatte di legno, resina e polistirolo. Una città dove dietro le facciate delle case non ci sono le abitazioni, ma i ponteggi. Le abitazioni vengono ricostruite e distrutte continuamente in dei capannoni immensi. In questa città si girano i film e gli abitanti si chiamano attori. Una città finta nella realtà, ma vera quando la guardi in uno schermo. Questa città si chiama Cinecittà.

A Roma sabato scorso, dall’altra parte di Cinecittà, allo Stadio Olimpico, è stata ricostruita una città vera fino in fondo: Firenze. Non c’è stato bisogno di costruire particolari scenografie perché questa Firenze l’hanno fatta direttamente i fiorentini in carne e ossa. Trentamila attori protagonisti (e non comparse) che hanno invaso pacificamente Roma per assistere alla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. Trentamila fiorentini in festa, comunque. Io e mio figlio fuori dall’Olimpico, in attesa di entrare allo Stadio, abbiamo incontrato un sacco di amici. Sembrava di essere non sotto la Curva Sud dell’Olimpico, ma sotto la nostra Curva: la Fiesole. Baci, abbracci e speranze. Noi, belli come il sole. Fuori e dentro di noi. Fuori e dentro lo Stadio. C’era Francesco che si era dipinto la barba di viola per una promessa fatta ai figli. Enzo che stava aspettando il fratello venuto apposta dalla Polonia. Marco che era una vita che non ci si vedeva e che nel giro di una settimana lo vedo prima alla notte bianca e poi qua. E poi l’ingresso allo Stadio Olimpico. E tutta la curva già piena di colori bianco, rosso e viola. Ed il campo che sembra si possa toccare. Guardo mio figlio e ridiamo insieme pensando a quelli che ci dicevano che dalla curva sud dell’Olimpico non si vede una mazza. E subito dopo cominciamo a cantare.

Ecco, il mio racconto si ferma qui. Questo è quello che mi sono riportato a casa. Il resto è, come dice il nostro buon Paolo Serena, solo una grande bruttezza. Se la storia di questa giornata fosse stata un film con una fine mia l’ultimo fotogramma sarebbe stato un babbo e un figlio che cantano contenti Forza Viola!

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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Bike to work