di Chiara Caparello

Misuro col dito quanto è grande il mare incollato al mio soffitto. Mi rendo conto di avere un problema con la Somalia: quel sette d’umido, che fino a ieri era rimasto attaccato ad una specie d’Etiopia, oggi vaga alla deriva del mio striminzito continente. Deve aver fatto effetto l’ammoniaca. O forse è la stanchezza a confondermi.
Il solito viaggio fra i continenti affiorati qui sulla mia testa stanotte è un via vai continuo. Mi sposto indeciso da una costa all’altra, cercando un approdo su una macchia d’umido più grande delle altre che ho chiamato Inghilterra. Chissà se Halima è già arrivata a Londra. Non riesco a ricordare a che ora avrebbe dovuto fare scalo. Il suo primo sguardo sull’Europa si poserà sulla notte di Heatrow, una notte bianca di nebbia. Mi piace l’idea che vedrà la nebbia, mia madre, e la neve, quando fra un po’ anche qui arriverà l’inverno.
L’inverno, a Firenze, lo senti nei tubi che ghiacciano quando vuoi fare una doccia di ritorno dalla solita partita alle Cascine, nei sottopassaggi allagati e sulle piste ciclabili dei viali, gialle e scivolose di foglie marce, sul lungarno deserto, dove soffia un vento gelido che apre l’orizzonte fino alle montagne più a sud. Spero le piacerà il cappotto che le ho comprato, anche se qualche giorno fa per telefono non era molto convinta dell’idea. “Un cappotto? – mi ha detto -. E che me ne faccio, io, di un cappotto?”. Di ritorno dal mercato, mi sono fermato un attimo da Ali per telefonarle e chiederle se era tutto pronto per la partenza. “Mamma, qui fa freddo – le ho detto -. Quando arrivi, un cappotto ti serve. E poi questo è bellissimo, e la taglia è quella giusta: l’ha provato Margherita”. “Margherita non è un nome somalo – osserva lei fingendosi stupita, lei che ha già capito, ma vuole far finta che la vita di suo figlio sia una vita normale -. E il cappotto non mi serve”. La sento sbuffare dall’altra parte del mondo, prima che mi riattacchi il telefono in faccia e torni a friggere quei maledetti sambusi, che ficcherà ostinatamente in una valigia piena di giornali, scarpe e manghi. (segue giovedì prossimo)

Questo racconto fa parte dell’ebook prodotto nell’ambito del corso “LeggiMI! Scrivere ai tempi dell’ebook” (marzo-aprile 2013), realizzato dal Comune di Firenze in collaborazione con Il Cenacolo e EDA Servizi e rivolto ai giovani da 18 a 29 anni.

 

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