di Chiara Caparello

Sono sicuro che Godspower mi darà una mano, una mano carica di anelli probabilmente. Le poche volte che la saracinesca del suo barber shop è completamente aperta, la musica di 2pac si sente fino in cima a via Palazzuolo. Quelle volte il fumo, l’odore di gel e di dopobarba mi raggiungono addirittura dentro all’internet point di Ali, risvegliando il risentimento dei ragazzi incollati a skype verso l’intera west cost, le sue treccine e i suoi predicatori protestanti.
Ma via Palazzuolo è così: tutti ti conoscono e nessuno si fa mai i fatti suoi. Mai portarci una ragazza, perché altrimenti, tempo un minuto, anche tua madre in Somalia sa che hai mangiato una canjera al ristorante di Kebre. E soprattutto che non eri solo. La via del gossip somalo passa direttamente dalla macelleria halal sotto casa alle panchine affacciate sulla chiesa di Santa Maria Novella, dove gruppi di ragazzi in gita si confondono con facce che sembrano uscite da un fotoromanzo: vecchi somali in maniche di camicia che discutono tranquillamente dei fatti tuoi e della tua ragazza bianca. Dopo tutto non si sono mai fidati di te. Dopo tutto il tuo soprannome è sempre stato Sijui, marchio dei somali emigrati in Kenya. E come se non bastasse frequenti barbieri nigeriani. E odi la Svezia. E questo per un somalo è davvero strano. In effetti l’unica Svezia che frequento è quella che riesco a controllare dal mio letto, disegnata dalle infiltrazioni d’acqua dell’appartamento di sopra. Se solo si decidessero a prenderselo in affitto… Riesco a immaginare la faccia schifata dell’agente immobiliare davanti al proprietario: “Cosa crede? Non è mica facile trovare qualcuno disposto ad abitare in via Palazzuolo! È il Corno d’Africa quello! Non lo sa?”.
E così le mappe sulla mia testa si moltiplicano, cambiano continuamente confini, peggio dell’Africa, quella vera, e l’oceano asciutto che circonda il mio mondo notturno lascia spazio a nuove terre, tranne nei giorni in cui mi do da fare con l’ammoniaca. Bene, quindi la mamma starà qui, è deciso, inshallah. Affacciata sul mio personalissimo mare del Nord. Almeno fino a quando non avrò parlato con Godspower e cercato altre dita per lavarmi la faccia.
Potessi almeno fare una doccia per riprendermi un po’ da questa notte che non vuole finire. Ma così rischierei di giocarmi il buon umore di Nur, che non sopporta il più piccolo rumore e per il quale ormai sto rinunciando alla mia vecchia abitudine di stare alla finestra quando il sonno non vuole proprio arrivare. E Nur mi serve tranquillo, visto il favore che devo chiedergli.
Cerco di evitare di far troppa pressione sulle molle del mio letto sfondato, ma riesco comunque ad arrivare, strisciando, a mettere la testa sotto la luna. Qualcuno, giù dal vecchio Amar, deve aver già acceso il forno e i primi regionali in arrivo a Santa Maria Novella sferragliano lontani nel silenzio del quartiere africano. La luna è lì, rassicurante come sempre. E mi fa venire in mente dove porterò mia madre appena arriverà: dalla ragazza d’argento in piazza della Repubblica. (segue giovedì prossimo)

Questo racconto fa parte dell’ebook prodotto nell’ambito del corso “LeggiMI! Scrivere ai tempi dell’ebook” (marzo-aprile 2013), realizzato dal Comune di Firenze in collaborazione con Il Cenacolo e EDA Servizi e rivolto ai giovani da 18 a 29 anni.

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