In bici in città.  Non la domenica per passeggiare, ma solo nei giorni feriali per andare a scuola o al lavoro. Son sempre di più quelli che considerano la domenica un giorno di riposo anche per la bicicletta. Questi ciclisti condividono con la bici la tristezza del lunedì. Questi ciclisti usano la bici come forma di trasporto comodo, veloce e divertente. Si, proprio così, divertente.  Il mondo dei biciclettari è vario. Tra questi c’è anche chi va in bici non per uno spirito ambientalista. Magari è pure un inquinatore impunito. Insomma c’è chi la bici la usa. La sceglie perché gli serve e perché gli piace. Il ciclista vero è un perfetto egoista.

Venerdì scorso, 9 maggio, c’è stato il ventennale di una giornata particolare: il bike to work day. Il giorno dedicato all’andare a lavorare in bici. Si tratta di una giornata che si svolge nei primi giorni di maggio in alcune città americane da ventanni. E la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ha deciso di promuoverla anche in Italia. Ce lo ha ricordato da queste pagine la nostra SmartMommy Francesca. Provo una naturale idiosincrasia verso le giornate dedicate a troppe cose. Vivo con la speranza di trovare un giorno il coraggio di promuovere la giornata dedicata alla minestra in brodo (e magari qualcuno ci ha già pensato ed io non lo so), ma questa m’è proprio piaciuta.

Firenze è la città perfetta per una scenografia urbana fatta di bici che si muovono dappertutto. Le distanze sono ragionevoli, piove poco e la salite sono pressoché inesistenti. La distanza dal lavoro può essere al massimo 7-8 Km. La puoi percorrere in 30 minuti andando a 14-16 Km/h. A questa velocità non si suda. Il sudore del ciclista è la peggiore pubblicità per il bike to work. Il sudore (e quindi la fatica) deve essere bandita dal tuo volto. Sorridi, soprattutto se devi sorpassare una macchina. Fallo con leggerezza, senza strafottenza, ma fallo. Anche l’abbigliamento è importante. Non indossare quelle cose colorate che si mettono i ciclisti della domenica. Vestiti normalmente. L’abbigliamento tecnico non serve in città. Potrebbe piovere, certo. Se devi spendere fallo per qualcosa che ti ripara veramente dalla pioggia. E parti. La città ti aspetta.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.