La carica dei 28mila. Anzi, dei 28.616. Questo il numero dei curricula arrivati all’Ikea in previsione della nuova apertura del punto vendita di Pisa. E’ un numero da concorso pubblico, che però riguarda l’assunzione in un’azienda privata. Sono 200 i posti a disposizione, e i candidati avranno il loro bel da fare per sperare di essersi assunti. Dopo una prima scrematura dei curricula, seguiranno le interviste telefoniche ai candidati, e chi saprà essere accattivante dal proprio cellulare sarà ammesso ai colloqui di gruppo. Solo dopo la prova collettiva saranno effettuati i colloqui individuali. Nel regno dello smonta e rimonta anche i colloqui di lavoro vengono divisi in tanti pezzi, come la famosa libreria Billy.

E’ capitato anche a me di fare un colloquio di lavoro per una grande azienda, un colosso nel campo sportivo. In mezz’ora passai prima dalla responsabile di un reparto, e poi dal direttore del punto vendita, che mi fecero parlare di me, di quello che mi piace, di quello che avrei desiderato fare, del perché ero così interessata a vendere palline da tennis. Colloqui preconfezionati, un cerimoniale preciso da rispettare, prove di vendite immaginarie da sostenere, discorsi motivazionali. Venni presa, e declinai. Sono ancora abbastanza giovane da permettermi di provare a fare il lavoro malpagato che sogno, pensai, anziché quello che mi permette qualche sfizio.

Chissà tra quelle 28mila persone quante saranno diplomate e laureate. Chissà quanti sono abituati a studiare e impegnarsi per sostenere esami all’università o e per scrivere una tesi. Stavolta però dovranno rimboccarsi le maniche per qualcosa di diverso, perché davanti a loro ci saranno i vertici di un’azienda che vende dalla padella alla cucina, dal tappeto al salotto, e per entrare nella loro famiglia dovranno affrontare una corsa a ostacoli dove sarà necessario dimostrare che vendere i mobili Ikea è tutto quello che si è sempre desiderato fare. Con tutto il dovuto rispetto al rispettabilissimo mestiere del venditore, a volte è inevitabile sentirsi scoraggiati e inermi davanti all’ineluttabile pensiero che il tuo futuro assomigli ad una libreria Billy, quando è ancora nella scatola.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.