Nella Firenze popolare si ama scanzonare, è risaputo, con quel nostro fare fra il serio e faceto che, se non è rivolto ad un altro conterraneo difficilmente si viene capiti. Siamo quelli sempre con la battuta pronta, a volte ci dicono, ma, sinceramente, sempre è davvero difficile esserlo. Diciamo che ci aiuta il nostro lessico e così, se proprio non è una battuta, almeno la risposta pronta ce l’abbiamo spesso.

A certe domande, magari imbarazzanti, a volte impertinenti, altre fatte apposta per conoscere i fatti altrui, invece che commentare con un semplice diniego, tronchiamo il discorso insidioso con un: “bona ugo!!”. Un semplice, ma energico saluto per dire: “basta così”, senza essere volgari o scortesi, ma solo con un lieve fare di “presa di giro”.

FullSizeRenderMemorabile il “bona ugo” dell’attrice Silvia Dionisio nel film “Amici miei” quando saluta il suo amante, il Conte Mascetti (alias Ugo Tognazzi).

Ma perché proprio “bona Ugo”? Per la prima parola è facile intuire che questa è una diminuzione di “buongiorno”, tipico saluto che in vernacolo diventa il popolare “bona”. L’affare però si complica per il nome proprio. Chi era questo Ugo? Diciamolo subito: veri e propri riferimenti storici non ci sono, e quindi si possono  fare solo delle supposizioni.

Di certo è che il nome Ugo deriva dal tedesco arcaico Hug col significato di “mente”, “cuore” è ed era molto diffuso nella nostra regione fin dall’epoca della conquista franca dell’Italia (molti i nobili d’oltralpe che portavano tale nome come il capostipite della dinastia capetingia, ovvero Ugo Capeto di Francia).

Fin dall’alto Medioevo questo nome era diffusissimo, specialmente nella classe patrizia, e a Firenze molto conosciuto per il fatto che il margravio che portò la capitale del ducato di Toscana da Lucca alla città del giglio fu proprio Ugo di Toscana detto il Grande, figlio della fondatrice della Badia Fiorentina, Willa di Toscana. Figura emblematica della nostra storia, circondata da leggende più o meno fantasiose che hanno attraversato i secoli.

Il “Gran Barone” come lo ricorda Dante, muore a Pistoia il 21 dicembre del 1001, ma la salma venne subito traslata nella Badia Fiorentina dove ancora riposano i suoi resti nella tomba realizzata dallo scultore Mino da Fiesole, e dove ogni anno, per il giorno della sua morte, viene celebrata una messa a suffragio.

Sono passati più di mille anni e ancora l’antico marchese è ricordato a Firenze.

Che sia davvero lui il nostro “Ugo”?

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.