Come molti altri della mia generazione, ho avuto i genitori o i nonni che venivano dalla terra (erano stati contadini) e di quell’esperienza mi sono rimaste le storie che, da piccoli, ci conducevano tra le braccia di Morfeo. Storie che narravano di feste, di tragedie, di giochi, ma sempre e comunque di grande umanità.

Dai racconti trapelava la durezza del loro lavoro, ma, nello stesso tempo, i loro occhi incredibilmente “brillavano”, anche se la fatica appariva comunque sui loro volti e soprattutto era disegnata nelle loro mani, callose, dure, rigate dal tempo.

Per anni ho rifiutato garbatamente l’invito che spesso, nel mese di ottobre, un amico mi faceva per la raccolta delle olive. L’idea che “la terra fosse bassa” non mi attirava.

Quest’anno però, per una serie di eventi e circostanze, mi sono ritrovato ad accettare l’invito. Non ho cercato scuse, anzi, ho colto di buon grado l’occasione per provare questa esperienza e, magari, con l’intento di poterne anche  scrivere.

Scelta migliore non avrei potuto fare. Il tempo è stato particolarmente bello e caldo e, quando sei nei campi, le ore scorrono velocemente. La rete che metti sotto gli ulivi serve a raccogliere con maggiore facilità le olive che, con il rastrello, pettinandone le fronde, fai cadere. Il rumore del fogliame che scuoti diventa quasi una musica, e il sottofondo delle voci di altri raccoglitori, ti fa compagnia.

Il profumo delle olive, dell’erba, dei funghi, della terra smossa ti circonda, talvolta gradevole e lieve, altre volte, intenso e pungente.

Ti accorgi come il campo sia vivo e incredibilmente affollato. Impronte di animali sono riconoscibili sul terreno, uccelli di ogni genere ti volano vicino, senza considerare le formiche e uno stuolo di insetti che neanche sapevi esistessero. Certo, la fatica si fa sentire, le mani lavorano duro, ma il tempo passa e le cassette si riempiono di olive.

E non finisce qui. Un’altra esperienza forte è la frangitura delle olive, avvenuta a mezzanotte, questo l’orario che il frantoio ci ha dato.  Il frantoio, illuminato a giorno, ci attendeva. I macchinari lavoravano a un ritmo intenso e continuo, le olive, da prima defogliate e poi lavate, subiscono la frangitura. Vi assicuro che all’interno del frantoio, il profumo intenso e persistente dell’olio nuovo, ci avvolgeva completamente.

Infine, la gioia di vedere scorrere l’intenso e profumatissimo liquido verde, gratificante risultato di giorni faticosi, ma belli e coinvolgenti.

Ve lo consiglio, chi può provi…. Gusterete in un modo nuovo quel liquido verde che tutti i giorni mettiamo sulla nostra tavola.

La ricetta:
Fetta di pane toscano, leggermente abbrustolita e tanto olio nuovo, e non dimenticate un pizzico di sale.

Raccolta delle olive

Raccolta delle olive

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.