Scusate l’ardire, ma non vi preoccupate, non è un’offesa. O meglio: alcuni di voi forse lo credono, ma non è così. La radice è inequivocabile, viene da “buco” o “buca”, ossia foro. Quindi non può suonare come offesa, a meno che non si giochi con certe “licenze” linguistiche che definirei “boccaccesche”. Ma se il pensiero è rivolto a questa presupposta origine, allora siamo fuori strada.
E poi perché oltre all’epiteto ci sono di mezzo le “paste”?
Ma ecco la risposta. Fra gli umili mestieri che molti fiorentini facevano per un tozzo di pane ve ne era uno molto popolare: quello del renaiolo. Un lavoro di fatica e sempre poco remunerato. La rena, materiale primario nelle costruzioni, ma di poca sostanza nel commercializzarlo.
Rena d’Arno, che doveva essere ben pulita per togliere quelle impurità che l’avrebbero resa inservibile. Quando la brutta stagione cessava e le acque del fiume si calmavano ecco i renaioli all’opera sulle rive a Rovezzano o più a valle, alle Cascine.
Però non tutti i renaioli erano uguali. Tra di loro vi erano anche quelli più miseri che non potevano dragare nei luoghi preposti. Se volevano vendere la rena dovevano andare a cercarla in luoghi più “impervi” e in condizioni meno agevoli.
E così qualcuno prese una pertica, ci fissò ad un estremo un contenitore cilindrico, salì sulla sua chiatta e, nel mezzo del fiume in quel tratto cittadino, cominciò a dragare per recuperare la rena del fondale che così veniva continuamente “bucato”. Come potevano chiamarli questi renaioli di “serie B”, se con l’epiteto poco gentile di “bucaioli”?
Alcune famiglie riuscirono perciò a crearsi un mestiere. Il primo fu d’esempio ad altri che ben presto solidarizzarono fino al punto di organizzarsi in “mensa”: così a turno una massaia preparava una bella scodella di pastasciutta per tutti quei lavoratori. Quando era pronto in tavola si affacciava così dalla finestra vicino al fiume e, con tutto il fiato in gola gridava: “Bucaioli c’è le paste”!

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.

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Meglio palaia

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Ne ho a bizzeffe!