Quando mi è stata data la possibilità di scrivere per TuttaFirenze, ovvero di ampliare il mio pubblico di lettori, che prima era costituito solo dai miei amici che leggono il mio blog, sono stata entusiasta di poter trasmettere le mie idee a un maggior numero di persone.
In particolar modo mi piacerebbe aiutare quante più persone possibili esprimendo la mia solidarietà in merito ad argomenti delicati e facendo circolare delle idee che spero siano d’ispirazione per stare meglio.
In questo articolo tratto di un argomento molto doloroso: il bullismo.
La scintilla che mi ha ispirato è stata una ragazza di 15 anni dell’istituto Cerletti di Conegliano, in provincia di Treviso, che ha deciso di scrivere una lettera al giornalino della scuola indirizzata ai bulli che la tormentavano.
Un atto rivoluzionario di una ragazza che non solo finalmente dice ai diretti interessati quello che le hanno causato, ma addirittura lo manda al giornalino della scuola per fare in modo che tutti – soprattutto i bulli – lo leggano. Metterlo per iscritto gli dà anche un ulteriore valore, come si suol dire “verba volant, scripta manent”.
Tante volte le vittime di bullismo non rivelano quello che subiscono per vergogna, infatti intorno a questo tema c’è sempre stata molta omertà e spesso le autorità (insegnanti, genitori, presidi) non si dimostrano all’altezza di gestire la situazione, lasciando la vittima a se stessa.
Per fortuna le cose stanno cambiando e si parla sempre di più dell’argomento.
Spostandosi dall’atto a colui/colei che lo perpetra, si può affermare che il/la bullo/a rappresenti la quintessenza della miseria umana. Vigliacco e spregevole, è capace di attribuirsi valore solo in rapporto al branco. Si sente realizzato solo quando si accanisce sui più deboli, ottenendo così riconoscimento sociale dal suddetto branco, riconfermando che è una persona così infima da avere bisogno degli altri per determinare la sua importanza.
Da solo però non è niente. Intorno a sé infatti non ha amici, ma personucole anemiche senza personalità che si attaccano ai “tosti” per risplendere di un quarto della loro luminosità tossica. Solo gli idioti alimentano l’ego del bullo.
A tutti quelli che stanno subendo o hanno subito bullismo esprimo la mia solidarietà e voglio dare dei consigli che spero vivamente siano utili.
Sono una di voi e purtroppo quando è successo a me non se ne parlava assolutamente come ora, non veniva preso seriamente e l’unica cosa che ho saputo fare è stata chiudermi in un silenzio doloroso avendo vergogna di me stessa.
Non fate lo stesso: reagite, cercate supporto in ogni modo possibile (amici, famiglia, scuola, terapeuti), scrivetelo come ha fatto la ragazza di cui parlo in questo articolo, recitatelo. I mezzi di espressione sono molteplici e avete il diritto di farvi ascoltare con ogni modalità esistente.
Adesso per fortuna è pure considerato un reato: denunciate. Non state mai zitti. Non permettete a nessuno di togliervi la voce. Nessuno ha il diritto di trattarvi così. Non siamo noi che dobbiamo vergognarci.
Quando si è a scuola i bulli sembrano i fighetti della situazione, sembra che abbiano qualcosa da invidiare perché hanno il rispetto e la considerazione di tutti, sempre con la battuta pronta, sempre in mezzo al gruppo a pavoneggiarsi, dire cavolate e comportarsi sguaiatamente con tutto il gregge di deficienti che li asseconda ridendo per non essere le prossime vittime.
In realtà non sono niente, vivono del riflesso degli altri e non hanno una loro personalità. Senza lo specchio del gruppo di scemi, che gli rimanda un’immagine di grandezza e superiorità, sono zero. Sono una maschera, un personaggio inventato da una persona che evidentemente non si ritiene all’altezza di proporsi per quello che è veramente.
Se sentite dire che il bullismo non è nulla di che, ma anzi fortifica il carattere, non dategli ascolto: il bullismo crea insicurezza, ferite nell’autostima, nella fiducia in se stessi e nel relazionarsi con gli altri che poi sono dure da risolvere. Non solo: alcune persone rimangono così traumatizzate da suicidarsi o da riportare dei seri danni psichiatrici.
Il bullismo distrugge le tue basi come essere umano e ti mette in una posizione di svantaggio rispetto a chi non l’ha subito. Non siamo più uguali dopo un evento del genere. Chi non l’ha subito, infatti, col cavolo che può anche lontanamente immaginare cosa significhi essere deriso per essere se stesso in un’età delicata come l’infanzia o l’adolescenza.
Il bullismo è una piaga sociale e come tale va contrastato con ogni mezzo.
Il bullismo è “una montagna di merda”.
La ragazza di Treviso scrive che l’hanno fatta diventare “fredda” e rinuncia ad uscire anche con gli amici veri. Ecco, mi auguro che lavorando sulle proprie ferite possa con il tempo aprirsi di nuovo all’amore verso gli altri, perché l’amicizia è la cosa più bella al mondo. Non c’è niente di meraviglioso quanto avere delle persone che ti amano e ti sostengono.
Quello che voglio comunicare a tutte le persone vittime di bullismo è di non rinunciare a se stessi. Solo perché vi hanno fatto sentire stupidi, ridicoli o inadeguati non significa che lo siate: solo voi potete definire voi stessi, non lasciate che lo facciano gli altri. Se vi danno di “sfigato/a” non vuol dire niente, è soltanto un’etichetta che un idiota vi ha affibbiato. Non rinunciate a sentirvi belli, desiderabili, intelligenti o di valore solo perché hanno cercato di farlo, non dategli questa soddisfazione. Dedicatevi a quello che vi piace e poco importa se qualcuno ha detto che non potete riuscirvi. Non rinunciate alle sfide, ai viaggi, alle amicizie vere perché vi hanno fatto perdere la fiducia in voi stessi e negli altri. Le persone di valore esistono e vanno soltanto sapute riconoscere.
Non rinunciate mai alla vostra vita, a quello che volete essere, all’apertura verso nuove persone o nuove esperienze, perché sono le cose più importanti che avete. Se riescono a farvi diventare freddi e apatici vi hanno trascinato in basso con loro.

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Elena Sofia Frati

Studentessa di Lingue dell’Università di Firenze, classe 1992, appassionata di musica, cinema, letteratura. “Canto” e “suono” per la gioia dei miei vicini. Interessata alle questioni di genere, amo scrivere ed avere una stanza tutta per me per poterlo fare.