Bunga Bunga? No BeccaBunga!
Spesso ci meravigliamo come la realtà, talvolta, superi di gran lunga la fantasia. Nomi per noi impossibili, creati dalla fantasia umana, in realtà si rivelano veri e concreti.
Sabato scorso ero a cena da un mio carissimo amico, Simone, grande cacciatore e soprattutto Sommelier, compagno di divertenti avventure enogastronomiche. Come sempre, la cena preparata da lui era superlativa, il tutto a base di capriolo.
L’occhio, però, mi è cascato sull’insalata che accompagnava l’arrosto, costituita da diverse verdure.
Una tra tutte ha attratto la mia attenzione, una verdura dalle foglie lisce, leggermente carnosa, un po’ arrotondata nella parte superiore, conosciuta e abbastanza diffusa dalle nostre parti.
In realtà non ne conoscevo le proprietà gastronomiche, devo dire, però, che quell’insalata era molto gustosa, le foglie lisce e carnose davano una consistenza diversa dalla solita lattuga.
Da una veloce ricerca su internet, ho scoperto che questa pianta – tipica della stagione primaverile – è ottima in insalata, proprio come ci è stata proposta!
Usata come decotto ha proprietà diuretiche ed è in grado di rendere più rapida la funzione degli organi interni. Ottimo digestivo, tonico, aperitivo, antispasmodico ed espettorante.
Pianta carina anche come ornamento, i suoi fiori hanno una colorazione blu chiara e si sviluppano raccolti all’interno di infiorescenze aperte all’ascella delle foglie in alto.
La particolarità di questa pianta, però, è un’altra e più specificatamente il suo nome: “Veronica Beccabunga L.” (www.actaplantarum.org). Non è politica, è solo una pianta, buona da mangiare.
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