Negli ultimi anni in città sono proliferati tutta una serie di caffè letterari. Sono dei luoghi simpatici e accoglienti dove puoi sorseggiare un caffè, bere una birra, mangiucchiare qualcosa e contemporaneamente leggere un libro, una rivista, un fumetto e, se vuoi, comprarli pure. Inoltre, in genere, questi locali hanno una buona programmazione di incontri, concerti, iniziative culturali. Ci sono, tra gli altri, il Brac in via Vagellai, il Cuculia in via de Serragli, la Citè in Borgo San Frediano. Luoghi che avvicinano la nostra Firenze all’Europa.

Ma perchè il caffè deve essere per forza letterario? Perché inserire la somministrazione di cibi e bevande solo ed esclusivamente in un ambiente cultural-letterario? Perchè invece non fare un caffè in un bel ferramenta? “Avrei bisogno di 12 tasselli dell’8, un seghetto a ferro e un baratattolo di stucco da muro”. “Va bene, però lo stucco da muro lo devo andare a prendere in magazzino”. “Grazie, aspetto, prendo un caffè e mi metto in quel tavolo laggiù”. La cultura è anche manualità, uso sapiente di cacciaviti, trapani, pennelli, chiavi a stella. In un locale così si sarebbe riposato ben volentieri, tra un lavoro e l’altro, anche Libertino Faussone, detto Tino, l’operaio montatore di gru, strutture metalliche, ponti sospesi, impianti petroliferi, protagonista del libro di Primo Levi, Chiave a stella.  Un operaio superspecializzato, amante del suo lavoro che passa la sua vita tra fiumi indiani in piena, ghiaccai dell’Alaska, foreste africane, tundre russe.

Un giorno potrebbe accadere che entri nel caffèrramenta un cliente che non abbia bisogno di qualcosa di specifico, ma che voglia solo sorseggiare un caffè o bere una birra o mangiucchiare qualcosa in un ambientre a lui familiare, in un luogo circondato dagli attrezzi che ama. E magari quel giorno, mentre se ne sta lì tutto solo, potrebbe decidere di rifare la libreria a suo figlio e disegnarne uno schizzo sul tovagliolo di carta o sul retro di un sottobicchiere da birra. O addirittura potrebbe entrare nel caffèramenta uno che non è mai entrato in un ferramenta tradizionale e innamorarsi del cacciavite che gli ha fatto scoprire che girando in senso orario la vite s’avvita.

Proposta di menù del primo cafféramenta con cucina di Firenze: spaghetti alla carpentiera –  insalata di brucola con olio di gomito – budino siliconato aromatizzato ai chiodi di garofano – acqua ragia come ammazzacaffè.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.