L’ultima volta che ho assistito ad uno spettacolo così indegno, davanti ad uno schermo, è stato al cinema, un annetto fa, a vedere Cosmopolis. Un film girato quasi interamente in un taxi, con una colonna sonora inesistente e dialoghi meno briosi di un vecchio a gomiti alti, impaurito che tu gli possa passare avanti nella coda alla cassa del supermercato: fare il cambio stagionale degli armadi è più intrigante e più avvincente di Cosmopolis.

Su mymovies è pure consigliato sì: forse al raduno per gli aspiranti suicidi.

Anche Lazio-Fiorentina era stata presentata come una partita di cartello. Qualcuno è anche andato a Roma, in trasferta, per vederla. E si è pure comprato il biglietto. Qualcuno si è lavato, preparato e vestito; partito. Arrivato a Roma. Passato il prefiltraggio, il filtraggio e i tornelli. Tolto l’accendino. Tolto il tappo dalla bottiglietta d’acqua. Costretto a murare a secco, a mangiare, senz’acqua, il panino, portato a sacco, da casa, con finocchiona e pecorino, dentro due fette di pane del giorno prima – un po’ duro e un po’ stopposo, di quelli che ti rimangono nell’esofago, che tolgono il respiro. Ma d’altronde, anche se la Coop era aperta, di domenica mattina, la variabile doposbronza, dopo un sabato sera impegnativo, gli ha proibito qualsiasi azione; anche quella di comprare il pane fresco. Così, è accasciato, sui gradini dell’Olimpico, affannato, senza respiro, ingobbiato da quel pane stantio; ma l’acqua dentro la bottiglietta, senza tappo, è andata persa. E i pantaloni gli calano: la cintura, in vera pelle, quella regalata dalla nonna, per il compleanno, gliel’hanno sequestrata.

Qualcuno ha fatto tutto questo. Poi si è visto 95 minuti di partita, senza un tiro in porta della Fiorentina. Ma nemmeno un tiro fuori. Ed è rimasto dentro lo stadio, fino a mezzanotte, aspettando il via libera per ripartire, verso casa. È ripartito ed è arrivato, a notte inoltrata.

Questa è vera fede.

Qualcuno tornato stanotte, ancora assonnato, magari in ufficio, mentre ragiona sullo schema tattico della Fiorentina e rimugina sul giocare senza punte. Qualcuno che riflette sul suo lavoro e sugli appoggi di Aquilani. Pensa alla Quattrociocche.

Questo è il senso del calcio.

A questo qualcuno va il mio pensiero.

 

Un tifoso della Lokomotiv Mosca in trasferta a Vladivostok

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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