buone_vacanzeBuongiorno, sono un’insegnante. Ogni volta che finisce l’anno scolastico mi domando se non siano troppe le vacanze che facciamo. O se non si possano distribuire in altro modo. Lei cosa ne pensa? Doriana

La nostra scuola prevede un grosso carico di lavoro per insegnanti e studenti durante l’anno e poi un periodo lungo in cui non si fa nulla. Non mi pare un modo sano di organizzarsi. Forse si potrebbe prevedere una distribuzione migliore dei tempi. E anche una diversa strutturazione della giornata. Personalmente penso che la scuola dovrebbe iniziare più tardi nella mattinata, tra le 9 e le 10 (molte ricerche confermano i benefici di una scelta di questo tipo). E poi le ore di lezione dovrebbero essere più brevi, 45-50 minuti, con una ricreazione ogni due ore.
Per quanto riguarda le vacanze estive, tre mesi sono veramente troppi. Un paio potrebbero bastare, prevedendo magari altri momenti di pausa nel corso dell’anno. Dieci-quindici giorni dopo la fine del primo quadrimestre ed almeno una interruzione all’interno di ogni quadrimestre.
L’obiettivo non è naturalmente quello di fare meno scuola. Il tempo scuola complessivo rimarrebbe uguale, ma una diversa organizzazione favorirebbe la concentrazione degli studenti e risultati di apprendimento migliori. È ormai ampiamente dimostrato che il modo in cui distribuiamo le attività e le pause influenza il nostro benessere ed anche le nostre prestazioni lavorative o di studio. Credo che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria e senza pregiudizi su questo e provare a modificare i tempi della nostra scuola.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.