“Cammina che ti passa”, questa è la frase che sentivo dire spesso a mia nonna quando discuteva con mio nonno. Proprio questa semplice attività che in questi giorni, causa “indisposizione” della mia mountain bike, mi sono trovato a praticare. Tutti conoscono gli effetti positivi che ha sul nostro organismo: brucia grassi, aiuta l’apparato cardiocircolatorio, è coadiuvante per le articolazioni e molto altro. L’aspetto che invece ho notato particolarmente è stato quello nell’ambito emotivo. Camminare, a volte perdersi per le strade di Firenze, sfruttando solo le proprie gambe, è stato un vero elisir contro quei momenti dove nella vita vedi tutto un po’ grigio.

A differenza della mia tanto amata bicicletta, che mi porta velocemente ovunque, camminare permette di cogliere i particolari che sfuggono abitualmente. Così Firenze si riempie di dettagli mai visti prima, dalle finestre aperte dove si osserva soffitti affrescati, ai nidi degli uccelli tra i rami. Mi son accorto che questa città va osservata con la testa verso l’alto, cosa che in bici è più difficile da compiere. Camminare mi ha dato l’opportunità di ricollegarmi con me stesso, alla sensorialità anche attraverso la fatica. Mi sono sentito più vivo e ho spento pensieri ossessivi che giravano per la mia testa; come l’ispirazione per il poeta, così la risposta che cercavo affiorava da sola senza sforzo cognitivo. Una sorta di cammino terapia che mi ha fatto consumare un po’ le suole delle scarpe, ma sicuramente ha riattivato il pulsante di ON dentro di me.

La bici resta sempre il mio primo amore che non smetterò mai di alimentare, con la possibilità però di alternarla al pestare direttamente il terreno con i piedi. Come diceva Albert Eistein: “La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”.

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