07-domenica-del-corriereSabato 15 ottobre nel Viale Pier Luigi Nervi, davanti alla torre di Maratona, l’amministrazione comunale intitolerà ufficialmente un piazzale ai giocatori della Fiorentina che portarono a Firenze il primo scudetto, quello del campionato di calcio 1955/56. Un riconoscimento meritato a chi riuscì a infrangere la storica supremazia delle potenti squadre del Nord.

Fra i Campioni del ’56, sicuramente Giuseppe Virgili, potente attaccante friulano, che a Firenze si consacrò, raggiungendo anche la nazionale. Un suo gol al Milan, immortalato da Walter Molino in una copertina del La Domenica del Corriere, è uno dei manifesti di quella stagione. Sembra che qualche vecchio negozio fiorentino la conservi ancora, opportunamente incorniciata.

Pecos Bill, soprannominò Brera Virgili, perché il ragazzo era appassionato dell’omonimo fumetto, versione italiana dell’epica western molto in voga all’epoca.

Allenatore di quella squadra pressoché perfetta (unica sconfitta all’ultima partita contro il Genoa) il “dottor” Bernardini, romano, laureato, grande ex giocatore; presidente Enrico Befani, un pratese, imprenditore tessile di un‘Italia in odore di boom economico.

Una squadra fortissima, un gruppo coeso in simbiosi perfetta con la città, dove molti continuarono ad abitare a carriera finita.

fiorentina_56_cartolinaLa più bella sei tu, il tuo nome è Lilì, spettinata così tu mi piaci di più, cantava quell’anno il Quartetto Cetra. Ma quella Fiorentina non era affatto spettinata e sbarazzina. Brera nella sua Storia del calcio italiano la celebra come squadra attenta, geometrica, che incassava poco e lasciava alla potenza di Pecos Bill Virgili e all’estro dell’argentino Montuori e del brasiliano Julinho il compito di bucare le difese avversarie.

Era un altro calcio, quello. Quando c’era la partita al Comunale, i giocatori andavano allo stadio chi in bici, chi in tram, e dopo aver pranzato, ping pong e carte; finché mezz’ora prima della partita Farabullini, il mitico massaggiatore, annunciava che era l’ora di vestirsi e scendere in campo.

Il premio scudetto per i Campioni del ’56 fu di 1 milione a testa, il valore di due 600 Fiat, ultima novità della casa automobilistica torinese.

Un altro calcio davvero.

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Bruno Confortini

Avrei voluto essere Einstein o Maradona (soprattutto Maradona), ma non è andata così. Giornalista pubblicista, scrittore di storia locale, biografie sportive, racconti, poesie e haiku, vivo in Mugello, lavoro a Firenze.

Scheda bibliografica

Libri di storia:

Ha curato(con Francesco Nocentini) la ristampa di “Comunista non professionale”,Comune di Firenze, 2005; “Da San Frediano a Mauthausen” ,Comune di Firenze, 2007; Ha collaborato al volume di AAVV “Monte Giovi. Se son rose fioriranno”, Polistampa, 2012.

Libri di sport:

“Club Ciclo Appenninico 1907. Il lungo diario di una secolare storia sportiva”, Tip. Toccafondi, Borgo San Lorenzo, 2007 (in collaborazione con Aldo Giovannini); “Grande Vigna! Sandro Vignini, il ragazzo e il calciatore”, Pugliese Editore, Firenze, 2009; “L’angelo biondo di Vicchio. Guido Boni, una storia degli anni ’50”, Geo Edizioni, Empoli, 2014; “Scommetto di no” (raccolta di racconti) Meligrana Editore, 2016; “ Mugello e Val di Sieve in rosa”, Geo Edizioni, Empoli, 2017.