Le classiche del Nord, le fughe solitarie, le imprese eroiche, le ali di folla che accompagnano i corridori: il ciclismo è pura poesia. Il ciclismo è davvero una goduria. In televisione.

E il ciclismo visto dal vivo? Bé, dal vivo… ci sono un sacco di ciclisti! Ma non c’è il commento di Davide Cassani.

Dal vivo, attendi: quando passano? Quanto manca? Quanto manca a quando passeranno?

Viummmmm!!

Applausi. Dai! Dai! Dai! Vaiiii!!

Già passati.

Ma chi c’era in testa? Era polacco? Era belga? Era italiano? Era lo Squalo Nibali? Ma quello con i capelli lunghi, è Franco Pelizzotti, il Delfino di Bibione? Dio, quanto mi manca il sostegno psicologico di Davide Cassani…

Eccolo! Guarda! Quello è quello lì, quello forte, quello che è arrivato secondo, no terzo, al Giro, no alla Vuelta. Forse era il Tour… Comunque è forte.

Dai! Dai! Dai! Vaiiii!!! Non mollare!

Dieci secondi di passaggio e l’euforia svanisce. Strada deserta, i corridori lontano: circolano le voci più disparate. La versione ciclistica di Italia-Inghilterra 20-0, con gol anche di Zoff, di testa. Cominciano i racconti mitologici sulla gara: Pozzato ha staccato tutti e vola con otto minuti di vantaggio sul gruppone.

Ma al mondiale sono dieci giri intorno a Fiesole: così ripassano.

Viummmmmmmm!!!!

Dai! Dai! Dai! Vaiiii!!

Tutti in gruppo. Nessun allungo. Trenta secondi di incitamento e poi calma piatta.

L’avranno ripreso. Sai… con la pioggia… avrà rallentato in discesa… Avrà aspettato Nibali. Avrà forato. Avrà sbagliato qualche curva di troppo. Avrà… avrà fatto qualcosa. Dio, quanto vorrei sentire la voce onnisciente e rassicurante di Davide Cassani…

Boia! Hai visto come va Fralspais!

Chi???

Mladernais.

???

Dai…! Il campione mondiale lettone, già terzo al Giro di Lombardia nel 2007, secondo alla Parigi-Roubaix nel 2011. Quello a cui piace salire con un rapporto agile sulle salite col 12% di pendenza. Quello allergico alla rucola.

Il tipico intenditore di ciclismo, sulle strade del mondiale, deve far notare la propria superiorità intellettuale in materia, ai neofiti assiepati sul percorso. Snocciola statistiche come un Auro Bulbarelli in giornata di grazia. Commenta i rapporti con cui i ciclisti affrontano quel tratto. Odia i colombiani, perché non fanno gioco di squadra.

Il ciclismo dal vivo? Se non sei vicino ad un maxischermo o non hai una radiolina, di sicuro, stimola la fantasia. Pensa: addirittura avevano sparato, che a vincere, a Firenze, fosse stato Rui Costa.

Un passaggio all’intergiro alle Cure

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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