Crescere un figlio con una disabilità cambia la prospettiva di vita, l’ho già detto, semplicemente perché la normalità non ti appartiene più e forse questo è l’aspetto positivo dell’avere un figlio con un handicap come quella di Manu: non c’è più niente di banale, ogni scelta deve essere ponderata, ogni parola nuova che gli sento pronunciare ed utilizzare con cognizione di causa è un successo, un avvenimento che cambia il colore di una giornata, una pietra sul sentiero verso la “normalità”. Lungo questo sentiero occorre scegliere con attenzione non solo la scuola ma anche l’attività sportiva perché chiusa l’avventura del nuoto con Alessio cosa fargli fare? Nessuno sport di contatto né con la palla perché se prende un colpo in testa addio impianto ma neanche uno sport in solitario, come il nuoto appunto, perché sta crescendo e deve essere in qualche modo costretto a socializzare, ad aprirsi al mondo extra familiare. Perciò dobbiamo cercare uno sport di gruppo, non di contatto, non con la palla, in un ambiente accogliente verso i disabili ed infine ma non ultimo, non troppo lontano da casa perché a 12 anni vuole andare e tornare da solo. L’educatrice di scuola mi dice: prova con il canottaggio ai canottieri comunali, ci va mio figlio, sono pochi allievi e secondo me gli piace. Il canottaggio, perché no? Oltretutto è vicino a casa. A settembre 2013 proviamo: parlo con gli istruttori Filippo e Massimo che accettano la sfida e lo fanno provare quattro, cinque volte prima di iscriverlo. Lui è all’inizio titubante ed impacciato, dopo il primo bagno in Arno non vuole più salire sulla canoa, ma Filippo e dopo di lui Pietro e Laura (capita ogni tanto di imbattersi in persone speciali) non si danno per vinti e lo riportano in acqua senza fretta, incoraggiandolo con pazienza e passione. Piano piano il canottaggio ha riempito i suoi pomeriggi ed io lo guardo remare felice in canoa assieme agli altri, come gli altri. Gli istruttori lo seguono con attenzione e non lo lasciano solo. Dopo un primo periodo in cui lo accompagnavo e riprendevo ha iniziato ad andare e tornare da solo, perché è grande e lo chiede. Pietro e Laura mi hanno aiutato, avvisandomi quando arrivava. Un piccolo grande passo verso l’ autonomia, come i compagni di squadra che vanno soli, verso la normalità. Racconto questa storia perché la Canottieri comunali è a rischio chiusura ed al di là dei campioni che ha forgiato, ultima Costanza Bonaccorsi, campione del mondo 2014, è, chiaramente, una bella realtà per i meno fortunati ( Manunon è la sola persona con disabilità che la frequenta) e se davvero dovesse chiudere per noi, per lui,  sarebbe una sconfitta, vorrebbe significare ripiombare in pomeriggi solitari, ritornare ad essere un ragazzino disabile e solo mentre lì, tre pomeriggi alla settimana, è un solo un ragazzino.

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