Rimango a letto, a poltrire, a fare tardi, a rigirarmi tra le lenzuola profumate di bucato.
Il mio bucato.
Potrei anche alzarmi e, con calma, concedermi una sontuosa colazione con ciò che ieri ho comprato facendo la spesa.
Ciò che io ieri ho comprato facendo la spesa, e che oggi riempie il frigo.
Oppure potrei alzarmi e, ancora in pigiama, assorta nei miei pensieri, passeggiare per casa.
La casa pulita e profumata.
La mia casa che ieri ho pulito e profumato.
Altrimenti mi vesto in fretta, vado in giardino e mi sdraio a questo ultimo sole settembrino…
In quel giardino che ho spazzato, annaffiato, pulito, curato ogni giorno di questa estate e di tutte le estati precedenti.
Oppure, per mettere alla prova il resto del mondo … mi trasformo nella donna invisibile e assisto non vista alla vita senza di me.
Mi trasformo in spettatrice della vita degli altri.
La vita degli altri senza la mia.
E sto a guardare come se la cavano gli altri senza di me.
Invece:
indulgo volentieri voluttuosa tra le lenzuola.
Rimango indulgente tra le lenzuola voluttuose.
Indulgente, mi avvolgo tra lenzuola che celano le mie voluttuose voglie…
Insomma, rimango ancora a letto a poltrire, a non pensare, a non fare niente.
Me lo posso permettere”, mi dico sottovoce.
Sento dentro di me una strana voglia di rivendicare diritti e spazi che so non essermi stati mai veramente riconosciuti … non voglio però che sia la rabbia a prevalere, sarebbe facile, e a me le cose facili non sono mai piaciute.
Non voglio nemmeno che prevalga la commiserazione, sarebbe triste, e neanche le cose tristi mi sono mai piaciute.
Allora devo pensare ad un’azione significativa, ad una dinamica innovativa, evocativa, a uno di quei fatti che lasciano il segno, che si fanno ricordare.

Forse potrei monetizzare il mio lavoro. Dare un prezzo, un corrispettivo in denaro ad ogni compito:
azione + tempo massimo per la sua realizzazione = corrispettivo in denaro riscosso.
Come accade ad ogni lavoratrice.
Oppure potrei non pulire il bagno per una settimana. Rifiutarmi di fare questa mansione perché troppo degradante, rivendicando una maggiore qualificazione nel mio lavoro. Come ogni altra lavoratrice che ritenga non consone le mansioni assegnatele.
O forse potrei mettermi a letto malata. Palesare i dolori che sento davvero e diventare una lavoratrice sofferente, incapace di alzarsi per una sopraggiunta, invalidante malattia causata dal prolungato ripetersi di mansioni faticose; come una qualsiasi lavoratrice esposta a mansioni faticose e continue…

La sveglia suona.
Come azionata da una forza estranea mi alzo, vado in bagno, mi lavo in fretta, poi, in cucina preparo la colazione a tutta la famiglia, come ogni mattina.
Il giorno ha spazzato via ogni velleità di rivalsa.
Ogni sogno di rivalsa notturna di una casalinga infelice.

 

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…