Cara maestra
Dodici minuti di visita guidata in una scuola vuota. È l’open day.
Son poco convinta: mi fermo a guardare i cartelloni appesi alle pareti, la disposizione dei banchi – no, quella è meglio che non la guardi! Sbircio tra i libri della piccolissima biblioteca di classe. Entro in “PRIMA B”. E tutt’un tratto mi ritrovo nella mia “PRIMA B”, in via Cimabue.
Il mio primo giorno di scuola, con la maestra Anna e la sua mela rossa – giuro!
Francesco, col suo caschetto biondo. E Lorenzo.
La mia frangia, il cuore che batte all’impazzata.
Cinque anni meravigliosi: i colori, l’amicizia, l’impegno, le risate. Un piccolo amore. E qualche lacrima. Tra quei banchi ho sentito che stavo diventando grande. E sono stata felice.
E ora che sono mamma, guardo questa giovane maestra che mi sorride – poco convinta anche lei. E magari glielo chiedo: sei felice in questa scuola? Perché se sei felice te, maestra. Se è qui che vorresti essere ogni mattina – e non altrove. Se questo è quello che ami, profondamente. Allora, sì. Se sarà un sorriso, ogni mattina, ad accogliere i miei bimbi. Se saprai insegnare loro che insieme c’è più gusto. Se sarai capace di ascoltare, oltre che parlare bene. Se saprai insegnar loro ad ascoltarsi e riconoscere le emozioni che li scuotono. Se saprai incuriosirli e affascinarli al mondo. Se riuscirai ad essere ferma e giusta – o almeno ci proverai. Allora, sì. E m’importerà poco di poesie a memoria o lavoretti.
L’ho pensato, ma non mi sono uscite le parole.
E allora quasi quasi queste cose te le scrivo, cara maestra. Hai tutto il tempo per rispondermi.
La foto è su Portale educazione – Comune di Firenze
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