Al centro c’è la faccia di Carlo Monni. Sullo sfondo si vede un fiume che sembra l’Arno, ma che potrebbe essere anche il Bisenzio, il fiume della città dove è nato Carlo.  In fondo non è utile sapere che fiume è, perchè Carlo, in ogni caso, passeggiando da ragazzo sugli argini del Bisenzio e da adulto sulle rive dell’Arno alle Cascine, ha avvicinato le acque dei due fiumi, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Davanti a Carlo c’è la cinepresa del regista Giacomo De Bastiani. Carlo comincia a parlare: “al tempo dell’alluvione io facevo ancora l’agricoltore e l’acqua arrivò nella stalla. Io entrai in una squadra a levare i cadaveri delle mucche morte che erano scappate.  Si faticò un monte. Ma di noi non parlò mai nessuno. Tutti i giorni alla televisione a parlare degli angeli del fango, che erano questi signorini che rimettevano a posto le carte alla Biblioteca Nazionale. D’accordo un lavoro importante, ma a noi che s’era a levare i cadaveri delle mucche morte sotto le travi, nelle cantine, nelle stalle, non c’ha considerato nessuno. Da allora cominciai a pensare che era meglio far parte degli intellettuali che dei contadini”. 

Carlo era un intellettuale perchè amava l’ironia, la cultura, la bellezza, il teatro, la poesia come un contadino ama la sua terra, le sue vacche e le sue stalle. Carlo era un autodidatta. Uno che veramente si era fatto da sè, che aveva cominciato ad apprezzare la bellezza del teatro e della poesia perchè gli garbava, perchè lo faceva stare bene. La cultura deve essere questo: una forma di godimento. Carlo cercava di placare il suo spirito libero e la sua irrequietezza muovendosi continuamente, proprio come un fiume. Era una sorta di marinaio di acqua dolce e non un angelo di un fango minore.

Carlo era andato a sciacquare i panni in Arno. Nel giorno dell’anniversario della sua morte, il 19 maggio, Carlo risale il fiume e torna a casa.  Torna a casa dalla porta principale. Da quella del teatro al centro della sua città. Quel teatro che in suo onore cambierà nome e diventerà teatrodante Carlo Monni. In piazza e poi sul palcoscenico e in platea ci saranno tanti amici ad aspettarlo. Sarà un bello spettacolo. Sarà soprattutto una bella festa per la famiglia allargata che è Campi. Segnate il 19 maggio sull’agenda. “Cittadini di campagna intervenite e garantite una partecipazione eccessiva”.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.