Nella mia vita mi è capitato di piangere anche per motivi che non riguardavano strettamente me e la mia sfera affettiva personale. Ventanni fa, esattamente la sera del 4 giugno 1994, piansi per la morte di Massimo Troisi. Avevo conosciuto Massimo 15 anni prima una sera a casa mia, in cucina, mentre la mamma faceva il caffè e il babbo lavava i piatti, proprio davanti alla televisione. O, forse, era dentro la televisione? Non ricordo e comunque non importa. Lui c’era e fu subito gioia. Apparve davanti a me in calzamaglia nera, ma io avevo già cominciato a ridere semplicemente guardando la sua faccia. Ci voleva poco a capire che quello lì era un vero fuoriclasse. Uno di quelli che ti donano una risata che ti resta dentro anche dopo, anche quando è già finita da un pezzo, perchè non è solo una risata.

Il mio rapporto con Massimo si è consolidato definitivamente quando l’ho potuto conoscere davanti (dentro?) ad uno schermo più grande, quello del cinema, nel film “Ricomincio da tre”. Massimo sceglie come città dove girare il suo primo film proprio la mia città, Firenze. E  il suo personaggio lo fa stare in una delle strade più belle di Firenze, Costa San Giorgio. La scena della sua corsa intorno all’isolato compreso tra piazza San Giovanni, via Cerretani, piazza dell’Olio e via de’ Pecori, per far sembrare fortuito l’incontro con una ragazza fiorentina che gli piace, è per me un appuntamento fisso su youtube.

Anche a Massimo è successo, come a tutti noi, di scambiare un calesse per amore. Pino Daniele gli ha dedicato una delle più belle canzoni d’amore mai scritte e mai cantate, “Quando”. Massimo (come Vincenzo Montella) non aveva niente dello stereotipo del napoletano (a differenza di Insigne, per esempio), ma lo era profondamente. Gli piacevano le parole e giocava con la sua lingua, il napoletano, ma la faccia da sola sarebbe già bastata. Massimo è stato sul pezzo fino alla fine. Pochi giorno dopo l’ultimo ciak del “Postino” è morto. Per Massimo ho sempre provato una insana invidia perché di lui si sono innamorate sempre donne dalla bellezza importante.

Le sue parole e la sua faccia da napoletano doc si incrociate anche con le parole e la faccia di due fiorentini della piana (doc!), Carlo Monni e Roberto Benigni, nel film “Non ci resta che piangere”. Insuperabile (!) la lettera a Savonarola. Anche Carlo non c’è più. Caro Massimo non ci resta che rimpiangerti. Cari Massimo e Carlo, non ci resta che rimpiangervi.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.