Questa settimana raccontiamo una storia antica, ma che speriamo possa servire da monito per tanti che vorrebbero disseppellire un passato impossibile. Una storia di calcio degli anni Trenta, anni in cui i totalitarismi mostrarono la loro faccia più feroce. Il protagonista si chiama Matthias Sindelar, che molti anni più tardi è stato consacrato come il più grande giocatore austriaco di tutti i tempi. È il capitano del Wunderteam che dal 1931 al 1934 avrebbe spadroneggiato in Europa. Un giocatore sottile come un giunco − da cui il soprannome der Papierene (carta velina) − ma chi lo vede in campo ne nota subito la classe infinita, gemellata con leggerezza e personalità.
Sindelar-autMa quelli erano, come detto, anni difficili. Perché un altro austriaco a capo della Germania, ha  deciso che l’Austria sarebbe dovuta scomparire, inglobata nel Reich tedesco. E così andò. La storia lo ricorda con una parola: Anschluss, cioè annessione. Il 3 aprile 1938 si gioca a Berlino l’ultima partita Austria-Germania. Vince il Wunderteam per 2 a 1 e uno dei due gol viene segnato da der Papierene (e come poteva essere altrimenti?). Alla fine tutti i giocatori austriaci, ormai forzatamente tedeschi, passano a salutare i gerarchi nazisti. Solo due non lo fanno: Sindelar e il suo grande amico Sesta. Apparentemente il gesto passa in secondo piano. La Germania ha bisogno di Sindelar per vincere gli imminenti mondiali in Francia. Ma il giocatore, con la scusa dell’età (ha 35 anni) e di un ginocchio malandato, si rifiuta di far parte della nazionale tedesca. Partecipa però come spettatore alla finale di Parigi e la leggenda dice che il pubblico, riconoscendolo, abbia intonato la Marsigliese in segno di disprezzo per il nazismo. La Gestapo mette sotto controllo il giocatore, ormai diventato un soggetto scomodo.
Da lì alla sua morte passano pochi mesi. Sindelar viene trovato cadavere un giorno di gennaio del 1939 nella sua casa di Vienna. La donna italiana che è con lui, Camilla, sarebbe morta pochi giorni dopo in ospedale senza aver mai ripreso conoscenza. I risultati dell’inchiesta parlano di avvelenamento da monossido di carbonio. Altri parlano di suicidio. La polizia tedesca fa cremare in fretta i due corpi e tutti i documenti riguardanti il giocatore spariscono misteriosamente.
Poi scoppia la guerra e tutto diventa solo macerie e disperazione.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.