Camp-X-Ray1C’è scritto nella Bibbia che un giorno il lupo giacerà con l’agnello. Che un giorno il leone ingrassato e il bestiame staranno insieme. E in America la Bibbia non è un libro qualsiasi: ci giurano nei tribunali, ci sono parchi a tema sulla Bibbia, chi l’ha fatta adesso dovrebbe tenere corsi di scrittura. Ci sono Americani che hanno letto un solo libro in vita loro e questo libro è, appunto, la Bibbia.

Ma, nonostante questo, l’America è un paese dove non c’è posto per lupi, né per leoni o leopardi. Quasi nessuno dei politici americani crede realmente al verso di Isaia perché, se così fosse, non esisterebbe la pena di morte, non esisterebbero posti come Guantanamo.

Obama, durante la sua prima campagna elettorale, disse di volerlo chiudere. Io ci ho creduto, perché non parlava di leoni e di agnelli o di buoni e cattivi, ma semplicemente di giustizia, di tolleranza; perché Obama è stato un presidente che ha giurato sulla Bibbia ma subito dopo ha parlato di ateismo.

Obama sta finendo la sua legislatura, ma Guantanamo è sempre lì.

E lì da così tanti anni ormai che ci hanno fatto perfino un film: Camp X-Ray. Un piccolo film, intendiamoci, che è solo la storia di due persone.  Quella di Amy Cole, un soldato di quelli che si arruolano per scappare dalle piccole città, di quelli che non hanno mai visto il mondo né letto Harry Potter né qualsiasi altro libro. Un soldato che ha il sorriso tutto denti e malinconia di Kristen Stewart. E quella di Ali Amir che invece il mondo l’ha visto e lo conosce: ha studiato, si è laureato, sa come usare le parole, poi però un giorno due aerei si schiantano contro due palazzi e nulla di quello che ha fatto è più importante. Ali è solo un possibile terrorista, un possibile lupo.

La forza di Camp X-Ray è nel voler essere solo la loro storia, nel raccontare piccoli particolari, nel fermarsi tra i loro dialoghi, nel raccontare paesi e religioni attraverso l’incontro di due persone. A un certo punto il personaggio di Kristen Stewart sembra rappresentare un paese impaurito e aggressivo davanti a culture millenarie che non riesce a comprendere. Il film non parla mai di politica ma in qualche modo lo fa attraverso i dubbi di Amy Cole, attraverso la sua vergogna quando racconta ad Alì di non essere uscita mai dalla città dove è nata, di non aver mai letto un libro e di come si sente piccola a tenere prigioniero un uomo che sa molte più cose di lei e che le insegnerà che non si può dividere il mondo in lupi ed agnelli. Ma il film si ferma qui, con pudore. Non salva nessuno, nessuno s’innamora, non ci sono colpi di scena, ma solo due storie e molti uomini torturati e annientati senza un perché.

E quasi sicuramente Guantanamo è meno brutale nel film di quanto lo sarà nella realtà, probabilmente negli USA Camp X-Ray sarà distribuito in due sale cinematografiche e in Italia forse nemmeno arriverà. Ma, anche se fosse solo il tentativo di aprire gli occhi a qualcuno mentre Obama finirà la sua storia di presidente senza aver mantenuto una delle sue promesse più importanti, è un tentativo che vale comunque qualcosa.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.