Carboni non è tra i miei ascolti preferiti di oggi, ma lo è stato, lo ammetto. E quando mi capita di ascoltare le sue canzoni per caso alla radio ho di nuovo 15 anni, ho i pantaloni corti e i ginocchi sbucciati, gioco a calcetto 5 ore al giorno e Laura è ancora lì che mi guarda, e anche se ci siamo baciati solo una volta so che un giorno avremo vagonate di figli con i suoi occhi verdi e il mio dribbling inarrestabile.

Ogni volta che passo davanti al Cinema di Castello in Via Reginaldo Giuliani è come se risentissi una canzone di Carboni.
Torno indietro, ma non ho 15 annni, ne ho poco più di venti anni e sono dentro di lui, seduto da qualche parte nella sala buia con lo sguardo perso nello schermo. E lui era un cinema piccolo, con l’anima del centro e gli abiti della periferia, un cinema che sceglieva i film e non che veniva scelto, aveva ancora le sedie di legno, un’arcaica insegna del telefono pubblico all’entrata e al bar c’erano persone che sembravano uscite direttamente dai capolavori dei Dardenne, di Zonka o di Ken Loach che giravano sullo schermo. Ed io invece ero giovane e molto malinconico, dopo aver sbagliato le scuole superiori avevo sbagliato anche l’università, avevo alle spalle una storia sentimentale contorta e il mio dribbling era molto meno inarrestabile. Ma quasi una volta alla settimana, spesso anche da solo, sceglievo di andare lì, di entrare in quel posto per essere trasportato in molti altri,  sceglievo i film da Isola che proiettavano, al buio mi ricucivo a forza di storie.
E in qualche modo è servito.

Ora sono anni che non ci vediamo, l’ultima volta sul suo schermo c’erano Scarlett Johansson e Bill Murray, ma ci sono passato spesso in macchina davanti, subito dopo il gigante della Seves ci sono i muri del Circolo, e l’insegna del telefono è sempre lì. Ho letto che rischia la chiusura per il passaggio obbligatorio al digitale. Gli servono soldi per le attrezzature. Molti.

E non lo so se ha senso questa brodaglia retorica e autobiografica che ho scritto, non so chi lo gestisce adesso, non so praticamente niente, so solo che è un cinema e cosa ha significato per me passarci tutto quel tempo dentro. Ma ripenso alle parole di Sean Parker in The Social Network quando a chi lo accusa di aver fallito con Napster risponde: “avrò anche fallito ma voi ve lo comprereste un negozio di dischi oggi?”
No Sean, non me lo comprerei, hai ragione, e non mi comprerei nemmeno una libreria o un cinema come quello di Castello, ma posso almeno volergli un po’ di bene?

Qua trovate un link dell’evento fatto su Facebook che spiega tutta la situazione e come essere d’aiuto.
https://www.facebook.com/events/310677992407115/?fref=ts
Non importa comprarselo. Basta solo volergli un po’ di bene.

PS messaggio per i gestori: se serve vi riporto anche la locandina di Magdalene che vi ho rubato

La foto del Film La vita sognata degli angeli  di Erick Zonka è tratta da www.toutlecine.com

 

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.