Tra due settimane, il 22 settembre, partiranno i Mondiali di ciclismo a Firenze. Una rassegna iridata che si chiuderà sette giorni dopo, il 29, con la gara più attesa: la prova in linea per gli uomini, categoria élite. Percorso impegnativo, con un circuito da ripetere sei volte intorno a Fiesole e con una certezza: la salita di Via Salviati, della Badia fiesolana, farà selezione. 

A quel mitico tratto è dedicato questo pezzo.

Da quando l’uomo ha avuto l’uso della parola, è sempre esistita una sola verità al mondo: che il mondo è pieno di parolai.

Esistono tre categorie di parolai.

Il cazzaro. Il cazzaro è un tipico buzzurro di periferia, con la camminata bella tronfia a gambe larghe, come se si fosse cagato addosso e dopo, per punizione, gli avessero stritolato i testicoli; un vero personaggio da spiaggia,di quelli che fanno il bagno con gli occhiali da sole a goccia, di quelli che non giocano a calcio sulla battigia ma pretendono di entrare in partita e battere il rigore decisivo. Con gli occhiali da sole a goccia sempre addosso. E con il costumino attillato che non lascia spazio a distrazioni da spiaggia.

Il tipico cazzaro deve sempre limonare almeno una gnocca a sera. In vacanza, con gli amici, in discoteca, se non ha rimorchiato e gli viene fatto notare il suo flop serale – come se avesse fallito il rigore decisivo del pomeriggio prima sulla battigia – il cazzaro, con i suoi occhiali a goccia, da sole, ma rispolverati per la serata, tira fuori lo zippo, si accende la sua Marlboro light, rimane in silenzio per qualche secondo e poi spara, sicuro di sé:
“Ma non mi avete visto? Sono andato a prendere un panino, fuori. È vero: la serata non stava andando bene. Ma io me ne sbatto della fiha che se la tira. Vuol dire che non mi merita. Poi, in fila dal paninaro, vedo queste due, davanti a me: due stacchi di cosce da rimanere senza fiato. Quattro bocce esagerate: due sorelle. Ci inizio a parlare e… vabbè, il resto lo potete immaginare”.

Il cazzaro fantasioso. Il cazzaro fantasioso vorrebbe essere un tipico bulletto da periferia come il cazzaro, ma non ne ha la stoffa. In macchina ascolta Raf, Nek e Gianluca Grignani, veste camicie di flanella e, di solito, comincia a fumare verso i 35 anni.

Il cazzaro fantasioso, per rendere i suoi racconti appetitosi ma credibili, fallisce sempre, clamorosamente, le proporzioni: per cui aggiunge al racconto, a dismisura, particolari sensazionali e immotivati.

La fame mi aveva colpito. Stordito. Dopo tutti quei cuba libre, decido che è arrivato il momento di mettere nello stomaco anche qualcosa di solido. Così chiedo in giro e mi suggeriscono un paninaro, all’angolo, dopo la piazzetta: il campione mondiale di panini. Aveva lasciato la sua carriera da lottatore professionista di wrestling e si era dato all’arte del sandwich. Mi faccio trasportare dagli aromi e arrivo, là. In coda le noto subito: due bellezze disarmanti. Belle, belle come il sole. Mi presento, si presentano e dopo poco riconduco le loro facce a qualcosa di cui avevo letto tempo prima: le due gemelle del sesso, così le avevano soprannominate, ex fiamme di Balotelli e Jerry Calà. E mentre mi raccontano di come erano arrivate a quel chiosco, a bordo di una mongolfiera, per sponsorizzare il nuovo film di Ron Howard, una delle due mi lascia nei pantaloni un biglietto, con il loro numero di telefono. Sussurrandomi nell’orecchio: “E non ti sbagliare quando, dopo, mi chiamerai per fissare: io sono Lara”.

Il cazzaro immotivato. Il cazzaro immotivato è un personaggio normalissimo, dall’andatura normale, i gusti musicali normali e dai rapporti umani normali. Ma, quando meno te lo aspetti, spara la balla più stratosferica che tu abbia mai potuto sentire.

Avevo un compagno di classe, al liceo. Uno normale, sembrava: qualche ragazza, qualche debito in matematica e qualche canna sulle panchine davanti a scuola.

Poi, un giorno, senza chiedere nulla, inizia: “Sai, ieri ho fatto un giro. Un giro in bici: ho fatto la discesa della Badia fiesolana”.

Una discesa da 20% di pendenza, comprensiva di un saltello che, se preso in macchina, a trenta all’ora, ti manda lo stomaco in gola. Modello Blu Tornado a Gardaland. Una discesa lunga circa duecento metri, con in fondo un semaforo: una discesa talmente pazza che, ai mondiali di ciclismo, la faranno nel senso opposto, in salita, per evitare troppi abbandoni da parte dei partecipanti sfracellatisi al suolo.

“Sai, la discesa della Badia fiesolana l’ho fatta tutta. Con la bici di mia mamma, quella senza cambio e col cestino. Senza usare i freni”.

Tratto da una balla vera

Il momento topico delle gare ciclistiche:
la premiazione
Fonte della foto: Corriere.it

 

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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