Mercoledì mattina pedalando con la Gina, la mia fidata city bike, mi sono recato al centro per l’impiego del quartiere cinque per sbrigare alcune pratiche. Ore 8.15, l’orario di apertura è fissato per le 9.00. Fuori dalla porta circa trenta persone sono già in attesa. Mi avvicino per chiedere chi fosse l’ultimo della fila. Un ragazzo mi consegna un semplice foglio bianco con su scritto una serie di nomi e cognomi, dicendomi di scrivere anche il mio. Firmo, mentre una ragazza mi spiega che si sono organizzati facendo una lista con i nomi perché il centro serve solo un limitato numero di persone. Non si sa mai di preciso quanti numerini consegnano. Gli impiegati della struttura lasciano agli utenti la bega di organizzarsi per non creare contestazioni con loro. Insomma quello che si dice “fai da te”. Un altro signore mi dice che è arrivato alle 7 di mattina per essere tra i primi della lista. Alle nove, un impiegato apre la porta degli uffici e proferisce testuali parole: – Ci sono trenta numeri a disposizione per la mattina, il pomeriggio riapriamo alle 15.00 e ne diamo altri – La ragazza che teneva in mano la lista comincia a chiamare i nomi delle persone che entrano e prendano l’agognato premio. Scorrendo le persone, anche il pezzo di carta con i nomi passa di mano in mano. L’ultimo numerino spetta ad un signore di colore che mi consegna l’ormai futile lista. Davanti il mio nome ancora altri cinque. Sono fuori dal turno della mattina. Cominciano i battibecchi e lamentele a voce sostenuta da parte degli esclusi, ma io decido di defilarmi e tornare per il turno pomeridiano. Questa volta alle 13.30, un’ora e mezza prima dell’apertura, arrivo al centro per l’impiego. Davanti i miei occhi si palesa una scena tragicomica. Circa venti persone, in piedi e sedute nel muretto circonstante, si intrattenevano con svariate attività. C’era chi mangiava, leggeva un libro, faceva l’uncinetto, giocava a dama, chi preparava una “sigaretta con il rinforzino” e una ragazza con la pinzetta che curava le sopra ciglia dell’amica. Per un attimo mi sono rivisto durante le occupazioni delle scuole superiori. Scrivo il mio nome sulla magica lista che non manca mai e attendo un’ora e mezza. Alle ore 15.00, il solito impiegato del centro apre le porte e dice: – Oggi pomeriggio ci sono venticinque posti a disposizione, se avanza tempo facciamo anche i restanti, altrimenti domani- Comincia l’appello. Non ero così in ansia neanche quando la prof di matematica scorreva il dito sul registro di classe per interrogare. I nomi avanzano, fino a quando l’impiegato proferisce le parole: – l’ultimo numero per oggi- Una ragazza ha in mano la lista con il restante nome disponibile; ho la salivazione azzerata e gli orecchi dritti come antenne. Le sue dolci labbra aprendosi scandiscono il mio nome. Una musica celestiale comincia a suonarmi in testa, ce l’ho fatta ho vinto altre tre ore di attesa per sbrigare le mie pratiche.

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