Non dimentico dell’ultimo incidente informatico con Edward Munch, questa volta mi sono premunito. In attesa del solito impatto contro qualcuno, ho voluto fare una ricerca su internet: l’indirizzo esatto (l’URL) per rintracciare altri artisti del passato. Visto che il solito worm-hole mi avrebbe inghiottito di lì a poco, tanto valeva prenderla con spirito e prepararsi prima.
Ho dunque acceso il mio PC, digitato il nome di Wolohomm Uyallajie, ma non mi è apparso niente. Allora ho provato con Audrey Hepburn, la splendida attrice britannica recentemente scomparsa ma ancora niente!
Sconfortato ho chiamato un amico informatico che, dopo essersi accertato che avessi veramente acceso il PC senza incendiarlo mi ha chiesto:
– Ma ce l’hai l’URL?
Non vi dico cosa è successo! Sembrava la pubblicità del canone della RAI! Il monitor si è accartocciato stritolandosi su se stesso fra scintille e schegge e un enorme imbuto si è spalancato inghiottendomi con il suono di un potente rutto alla rovescia!
Ed è stato tutt’un roteare di lampi, suoni e immagini.
Ho visto insomma tutta la vita passarmi davanti come una pellicola cinematografica: passata davanti a tutta velocità e poi non l’ho più vista!
Se vi capitasse di vederla… fatemi uno squillo eh?
Vabbé, alle solite sono precipitato fuori dal tunnel proprio sul set di un film, trascinandomi dietro fogliacci, ciabatte a coniglietto, un’ascia irlandese del IV secolo e pure un manifestino di tuttafirenze.
Indovinate in quale set cinematografico sono piombato? Ma sì! Proprio sul set di “The Rink“. E proprio mentre giravano la scena di gruppo sui pattini a rotelle! Uno strucinìo di attori e attrici che volavano per aria (uscendo dal worm-hole mi ero portato dietro anche la scrivania) e il povero Charlie Chaplin che mi guardava con occhi stralunati.
L’impatto fu devastante, la mia faccia contro la sua che, sebbene fosse molto più basso di me, a causa della posizione venne a corrispondere.
Il grande attore del muto rimase in effetti muto, spiaccicato ad angolo retto contro una parete del set, con la sua “giannetta”, il bastone di canna sul quale, infilzato, sventolava il logo di tuttafirenze.
Le mie scuse sincere non ebbero però effetto.
Fui preso e portato dietro le quinte da due energumeni e cardato come un gregge di merinos.
Inutile dire che la scena fu tagliata in fase di montaggio.
Ma a me rimane ancora in mente la faccia di Charlot, così come la vedete qui sotto.
Sì, in effetti, c’era davvero poco da ridere.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.

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L’URL di Munch

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Fuga in Egitto