Non ci sarebbe stagione estiva senza chiacchiere sotto l’ombrellone, che altro non sono che la trasposizione sulla spiaggia dei discorsi da bar. Ad arricchire il ventaglio di argomenti, in questi giorni di presentazione del nuovo palinsesto, sono arrivati i contratti che la RAI ha rinnovato con i propri nomi di punta.

Fabio Fazio ha accettato (comprensibilmente) di restare per i prossimi quattro anni con la TV di stato, ad una cifra, si dice, di 2.8 milioni di euro all’anno.

L’occasione è ghiotta per scatenare accese discussioni nei bar e sulle spiagge nazionali (o, forse, nazional-popolari). Di norma, però, tali discussioni si spengono in breve tempo, perché manca quasi sempre la contrapposizione dialettica. In pochi, infatti, sono disposti a giustificare simili redditi.

Chi potrebbe mai sostenere, infatti, che il compenso offerto a Fazio sia adeguato? Noi, un po’ provocatoriamente, ci proviamo.

Basandosi sulle cifre riportate dalla stampa, in una puntata media di “Che Tempo Che Fa” la RAI incassa circa 2.5 milioni di euro dalla pubblicità. Nella stagione 2016-2017 le puntate del programma sono state 28, per un introito pubblicitario complessivo nell’ordine dei 70 milioni di euro. Non è facile dire quanti di questi siano riconducibili a Fazio & Co. (spesso la gente tende a dimenticare che dietro all’anchor man c’è un solido entourage). Se al posto di “Che Tempo Che Fa” ci fosse un programma presentato, per dire, da Giorgio Mastrota, sicuramente gli introiti pubblicitari sarebbero inferiori, ma quanto? Ipotizziamo, con spudorato ottimismo, che la differenza possa essere “solo” nell’ordine del 40%. La perdita di pubblicità sarebbe, di conseguenza, di circa 28 milioni. Il 10% di tale differenza (praticamente una provvigione da agente di commercio) corrisponde al compenso annuo percepito dal presentatore. Come dire che Fazio si ripaga abbondantemente da solo e la RAI ottiene a costo zero tutti i vantaggi accessori, come il recupero di competitività nei confronti della concorrenza, la ricaduta positiva in immagine e via discorrendo.

Sotto l’ombrellone si tende a dimenticarlo, ma un parametro fondamentale per la quantificazione di un compenso è la produttività e in televisione la produttività coincide con lo share, sulla base del quale si parametrizza il costo della pubblicità. E i programmi di Fazio portano alla RAI abbondante pubblicità, con buona pace degli abbonati sotto l’ombrellone.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.