Sono stati pubblicati i dati del 2016 relativi alla congestione del traffico nelle maggiori città del mondo (TomTom index).

Firenze raggiunge il poco onorevole decimo posto nella classifica nazionale, guidata da Palermo, Roma e Messina, con un indice di congestione pari al 26% (era il 23% nel 2015).

Tale posizione, già poco edificante se inserita nel contesto nazionale, diventa preoccupante se paragonata ai dati di altre città europee e non solo.

Analizzando i risultati si scopre che l’indice di congestione della città gigliata è pari a quello di Chicago (o, restando in Europa, di Helsinki, Dresda o Bonn) e maggiore di quello di altre grandi città americane come Las Vegas (24%, stesso indice di congestione di Livorno) o Philadelphia (23%, stesso indice di congestione di Prato).

Il dato in sé è impressionante: per percorrere un tragitto cittadino a Firenze si impiega il 26% in più di quanto sarebbe necessario in condizioni “normali”. Ancora maggiormente impressionante lo diventa se si quantifica questa differenza in termini di tempo: 27 minuti sprecati al giorno e 103 ore all’anno passate inutilmente in macchina. Un dato che offre diversi spunti di riflessione.

Il tempo sprecato in auto per gli spostamenti si traduce in costi (sia per i soggetti coinvolti, sia per la collettività), in calo della produttività e in diminuzione della qualità della vita, solo per citare gli effetti più evidenti.

Gli unici che possono gioire di fronte a questi dati, oltre agli operatori telefonici (in coda “spippolare” al telefonino è una tentazione irresistibile), sono i produttori di automobili. Trascorrendo così tanto tempo in auto, infatti, la qualità della vita a bordo per un automobilista diventa un elemento di importanza primaria nella scelta della vettura e i progressi recenti in questo settore rappresentano una notevole argomentazione per spingere all’acquisto i potenziali clienti. Ecco spiegato, in parte, l’aumento esponenziale di dotazioni accessorie, nei listini dei produttori di automobili, che con la guida in senso stretto sembrano avere poco a che vedere (si pensi soprattutto all’infotainment), ma ecco anche spiegata la spinta verso la guida autonoma, che troverebbe (troverà?) una delle sue massime espressioni proprio nel contesto del traffico urbano.

Scorrendo i dati del rapporto si scopre anche che la peggiore giornata del 2016 a Firenze, dal punto di vista del traffico, è stata il 23 dicembre. Evidentemente il venerdì prima di Natale al normale traffico lavorativo si è aggiunto quello delle compere natalizie.

Non certo trascurabile, infine, il dato relativo alla distanza percorsa: 17.752.983 km (su una rete viaria di 3.065 km complessivi).

Che il traffico a Firenze fosse un problema era una sensazione che avevano in molti, ma i numeri del rapporto non lasciano spazio a dubbi: il traffico a Firenze è eccessivo per una città di queste dimensioni e con questa viabilità.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.