L’altro giorno, stavo riflettendo in palestra sulla categoria di persone che più odiassi in quel momento: senza dubbio, in quel preciso momento, al primo posto della mia speciale classifica di odiosità, si erano stabilizzate le persone che occupano, per decine di minuti, i tapis roulant per camminare, leggendo un libro, magari, durante la camminata, mentre, magari, sono arrivate in palestra in macchina.

Ma ieri sera, nella mia hate chart, è tornato prepotentemente in vetta un grande classico di questa speciale classifica: il tristissimo Guidolin, l’allenatore dell’Udinese che aveva appena battuto la Fiorentina. Francesco Guidolin si presenta alle interviste post-partita con gli occhi luccicanti e la voce rotta dall’emozione, con un’espressione che, in altri contesti, denoterebbe l’impellente bisogno di andare in bagno. Lacrimevoli frasi sullo spirito battagliero della propria squadra; un’epigramma sul sacrificio fatto dai suoi giocatori. E poco importa se l’arbitro, questa domenica, non l’ha proprio sfavorito. “Stavolta non voglio parlare dell’arbitro”. Applausi dallo studio. Giù lacrime di commozione. Quando perde è colpa del guardalinee: pianti per gli errori commessi in passato.

Chiagne e fotte. Assedio, assedio, fuorigioco e papera di Neto: ce l’ha messo un’altra volta lì, questo chiagne e fotte.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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Marianna cane!

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Odio il Napoli