Chiedetemelo!
È tempo di iscrizioni a scuola. È tempo di open day: di passeggiate tra i corridoi, di sbirciate ad aule vuote. Di parole scambiate al volo con l’insegnante di turno. È tempo anche per me: il mio primo open day da maestra. È una sensazione incredibile.
Entro in classe, nella mia classe. Mi guardo intorno, mi sforzo di vederla con occhi di mamma – facile! Cerco di guardarla come se non fosse la “mia” classe – già più difficile. Vedo un sacco di disegni appesi alle pareti, il cartellone delle presenze, quello dei compleanni, quello dei compiti giornalieri: i bambini addetti alla merenda, i capifila, i chiudifila, il meteorologo del giorno, l’aiutante speciale della maestra. C’è un bello stereo e un sacco di cd, c’è una chitarra lì nell’angolo. Ci sono tanti giochi a portata di mano, travestimenti vari, fogli, pennarelli, matite, pastelli, forbici, colla, libri… C’è un cartellone con le impronte delle mani di tutti i bimbi e c’è anche la mia impronta. Mi piace, ma manca la cosa più importante: loro venti. I venti quattrenni che ogni giorno quest’aula la mettono sottosopra. Che giocano, urlano, piangono, chiacchierano, ridono, ballano, scoprono, provano, sbagliano, imparano. Che ogni giorno mi mettono alla prova, mi fanno ridere, mi chiedono aiuto, mi buttano baci, mi chiamano “Mamma” e poi “No, maestra, ho sbagliato!! Ti ho chiamato mammaaaaaa”. Che crescono insieme a me. Chiedetemi se sono felice. Chiedetemelo: “Sei felice in questa scuola? Perché se sei felice te, maestra…”. Chiedetemelo e sarà un sì! Ma non felice, felicissimo.
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