ChidetemeloÈ tempo di iscrizioni a scuola. È tempo di open day: di passeggiate tra i corridoi, di sbirciate ad aule vuote. Di parole scambiate al volo con l’insegnante di turno. È tempo anche per me: il mio primo open day da maestra. È una sensazione incredibile.
Entro in classe, nella mia classe. Mi guardo intorno, mi sforzo di vederla con occhi di mamma – facile! Cerco di guardarla come se non fosse la “mia” classe – già più difficile. Vedo un sacco di disegni appesi alle pareti, il cartellone delle presenze, quello dei compleanni, quello dei compiti giornalieri: i bambini addetti alla merenda, i capifila, i chiudifila, il meteorologo del giorno, l’aiutante speciale della maestra. C’è un bello stereo e un sacco di cd, c’è una chitarra lì nell’angolo. Ci sono tanti giochi a portata di mano, travestimenti vari, fogli, pennarelli, matite, pastelli, forbici, colla, libri… C’è un cartellone con le impronte delle mani di tutti i bimbi e c’è anche la mia impronta. Mi piace, ma manca la cosa più importante: loro venti. I venti quattrenni che ogni giorno quest’aula la mettono sottosopra. Che giocano, urlano, piangono, chiacchierano, ridono, ballano, scoprono, provano, sbagliano, imparano. Che ogni giorno mi mettono alla prova, mi fanno ridere, mi chiedono aiuto, mi buttano baci, mi chiamano “Mamma” e poi “No, maestra, ho sbagliato!! Ti ho chiamato mammaaaaaa”. Che crescono insieme a me. Chiedetemi se sono felice. Chiedetemelo: “Sei felice in questa scuola? Perché se sei felice te, maestra…”. Chiedetemelo e sarà un sì! Ma non felice, felicissimo.

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.