In un giardino pubblico la cosa che più colpisce è il silenzio. Quando siamo arrivati tra via Schiff e via Bonaparte − a poche centinaia di metri dallo stadio Franchi, vicino a via D’Annunzio − abbiamo visto altalene immobili e panchine vuote. Nessuna palla svolazzava nell’aria. Silenzio, appunto. Un po’ inquietante. Era sabato pomeriggio e anche i balconi delle case intorno erano completamente vuoti. Fotocopie sparse qua e là riproducevano il cartello di divieto d’ingresso ai pedoni. Transenne di metallo con nastri bianchi e rossi impedivano l’entrata. Un piccolo triangolo giallo indicante un pericolo temporaneo e la scritta “Chiuso per accertamenti”. Parola che, in genere, si riferisce a questioni mediche. Un giardino pubblico malato. Di cosa?
Accanto al giardino si apre una voragine. Mucchi di terra e pozze giallastre. Stanno costruendo 21 unità abitative (case, insomma). Il luogo in questione è conosciuto come “ex area Pegna-Benelli”. Diversi insediamenti industriali sono passati di lì. Per ultima un’azienda metalmeccanica che produceva presse idrauliche. La voragine e l’attiguo giardino sono separati da un’alta barriera di metallo. Di fronte c’è la Biblioteca Comunale Mario Luzi, un gioiello per funzionalità e organizzazione.
La chiusura del giardino è stata accolta con molta inquietudine. Che cosa abbiamo calpestato? Che cosa abbiamo respirato? Non ancora terra dei fuochi, ma il comunicato dell’assessorato all’ambiente del Comune di Firenze non tranquillizza nessuno. Le analisi del terreno nella zona in cui si sta costruendo hanno evidenziato valori oltre il normale di metalli pesanti. A più di un metro di profondità, quindi niente di cui preoccuparsi. Arsenico, piombo, cadmio, mercurio: resti inquietanti delle attività industriali che si sono succedute in quest’area. La chiusura del giardino è stata fatta in via cautelativa, in attesa di ulteriori analisi. Si dice che la falda acquifera non sia inquinata.
Dopo gli accertamenti è arrivata la diagnosi. Il giardino riaprirà dopo le analisi di rito. Forse però sarà un po’ più silenzioso di prima.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.