froomeChris Froome ha vinto il suo terzo Tour de France. Vittoria facile, dicono e scrivono in molti.
Già, come se fosse facile sciropparsi 3519 chilometri in 21 giorni a 40 all’ora di media sotto pioggia e sole. Fabio Aru, che gli esperti indicano futuro vincitore del Tour, in una sola salita, l’ultima sulle Alpi, ha perso oltre 17′. Intervistato non ha saputo dare una spiegazione coerente. Ma c’è poco da spiegare: a volte le gambe non girano, la testa si ribella e pedali all’indietro. È il ciclismo. Dove non è facile proprio niente. Figurarsi al Tour, la corsa delle corse, con buona pace di tutte le altre.
Froome, dunque. Il brutto anatrococlo Froome.
Fateci caso: antipaticissimo un po’ a tutti. Colpevole non solo di appartenere alla squadra (la Sky) del diabolico capitalista Murdoch (come se gli altri sponsor fossero congreghe di frati da cerca) ma anche e soprattutto di non aver stile. “Non sa andare in bicicletta” dicono.
Stravaccati sul divano, spesso pretendiamo dai ciclisti non solo che durino una fatica da bestie, e più ne durano e meglio è, ma anche che lo facciano compostamente, con stile. Nel calcio è diverso: un brocco qualsiasi diventa un eroe se la butta dentro, anche di stinco. Riganò? Un grande.
Froome corre male, è vero, non è mai bello in bici. Muove in continuazione ogni parte del corpo, un mal di mare a guardarlo, un omino snodato, di quelli che ancora si trovano sui banchi dei balocchi in qualche mercato di paese. Ha una faccia buffa, Chris, mi ricorda Sampei. Gli manca solo la canna da pesca. Un pedalare spesso sconclusionato il suo, da scampagnata, da merenda fuori porta, un bambino sulla sua prima bici. Stile zero, è vero. E allora? Anche Gastone Nencini (un Tour e un Giro, e un sacco di altre corse importanti sfumate per un pelo) ne aveva pochino di stile, ma era un campione vero e rompeva le bici con la sua potenza e quanto a coraggio non era secondo a nessuno.
Gastone da Bilancino è diventato cigno nelle bibbie del ciclismo, come l’anatroccolo nella novella di H. C. Andersen. Credo lo diventerà anche Chris “Sampei” Froome.

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Bruno Confortini

Avrei voluto essere Einstein o Maradona (soprattutto Maradona), ma non è andata così. Giornalista pubblicista, scrittore di storia locale, biografie sportive, racconti, poesie e haiku, vivo in Mugello, lavoro a Firenze.

Scheda bibliografica

Libri di storia:

Ha curato(con Francesco Nocentini) la ristampa di “Comunista non professionale”,Comune di Firenze, 2005; “Da San Frediano a Mauthausen” ,Comune di Firenze, 2007; Ha collaborato al volume di AAVV “Monte Giovi. Se son rose fioriranno”, Polistampa, 2012.

Libri di sport:

“Club Ciclo Appenninico 1907. Il lungo diario di una secolare storia sportiva”, Tip. Toccafondi, Borgo San Lorenzo, 2007 (in collaborazione con Aldo Giovannini); “Grande Vigna! Sandro Vignini, il ragazzo e il calciatore”, Pugliese Editore, Firenze, 2009; “L’angelo biondo di Vicchio. Guido Boni, una storia degli anni ’50”, Geo Edizioni, Empoli, 2014; “Scommetto di no” (raccolta di racconti) Meligrana Editore, 2016; “ Mugello e Val di Sieve in rosa”, Geo Edizioni, Empoli, 2017.

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