Ciao.
Vincere segnando cinque gol è sempre una gran bella soddisfazione.
Ti affacci, scruti gli avversari, li fissi e poi li saluti a mano aperta: ciao!
Che poi, magari, hai anche sofferto, pensato alla beffa, visto mostri, ma, alla fine, ricontrolli il tabellino e risaluti cortesemente: ciao.
Sono quelle cose che farebbero perdere la testa a qualsiasi avversario: prima perdono la faccia e poi la testa.
Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride, ahahahahah…
Esultanze smodate, festeggiamenti scomposti, celebrazioni irritanti e gioia non contenuta.
Poi arrivano, loro, gli avversari, irritati e non rispettati, che provano a farsi giustizia da soli: tibia o palla, palla o tibia, frattura composta o scomposta, l’importante è far male a chi li abbia derisi.
Peccato: davvero una gran bella beffa subire il quinto gol a partita praticamente terminata. Quando ormai non resta nemmeno il tempo di una bella pedata ben assestata.
Sguardi inferociti, l’odio nelle vene, occhi iniettati di sangue che non riescono a vedere bene contro chi si siano messi: l’uomo più grosso della serie A. Col capello impomatato e una gran bella pettinatura: ma comunque un vero armadio. Che sì, sì, sembra dire: ok, non vi mancherò di rispetto. Sì, magari un’altra volta. E tac: esultanza in faccia.
Segno sotto la vostra curva? Bene! Borden in kulen!
E poi saluti di rito. A mano aperta.
Ciao.

Anche il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, si è accodato ai saluti:
“Ne abbiamo presi davvero cinque!”

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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Attesa smodata

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Cazzari