Caro il mio Barbarossa,

compagno di un’avventura, certo che se lei se ne è andata no non è colpa mia. Lo so che la tua vita non cambierà, ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia, ma io che farò in questa città fottuto di malinconia e di lei?

A chi non è capitato di incontrare nella sua vita uno “stronzissimo” Barbarossa qualsiasi che s’è voluto mettere di traverso tra te e lei, magari più per egoismo e vanità che per interesse vero e proprio? E te invece eri veramente innamorato. E lei non ha scelto e se n’è andata via lontano. O magari ha scelto proprio l’odiato Barbarossa…

Caterina non partire! Caterina non partire!

Levante grida il suo grido di dolore, il suo ciclone interiore, a Caterina che sta per salire su un treno alla stazione di S. Maria Novella. Levante sta correndo. Levante non ha avuto nemmeno il tempo di levarsi il casco dalla testa, ma solo di slacciarselo e magari ha anche lasciato il motorino in divieto di sosta. Ormai è a un passo da lei, ma lei non lo sente perché in realtà lei non è sola, ma sta abbracciando il suo Barbarossa. Lei ha scelto Barbarossa. Il suo ciclone interiore è ormai inarrestabile. Caterina e Barbarossa saliranno sul treno e partiranno insieme per la Spagna. Levante rimarrà lì impalato, da solo a parlare con un signor qualsiasi appoggiato al finestrino dello scompartimento accanto. Eppure Levante c’aveva proprio sperato. Avevano passato insieme tutta la notte a giro per Firenze e a lui sembrava che tutto stesse filando liscio come l’olio, ma al mattino con il sole si risveglia anche la realtà. E la realtà era che lei aveva già deciso di partire (e quando una donna ha deciso non c’è niente da fare, anche per l’uomo più sinceramente innamorato del mondo, anche per l’uomo che è in grado di dire ti amo in tutte le lingue del mondo). A Levante non gli resterà da fare che raggiungere il motorino che aveva lasciato parcheggiato fuori dalla stazione, sperare di non aver preso una multa, allacciarsi per benino il casco, metterlo in moto e tornare a casa da solo fottuto di malinconia e di lei. Questo comunque è quello che possiamo immaginare perché cosa faccia Levante uscito dalla Stazione nel film non si vede. Ce lo possiamo solo immaginare.

Il cinema ti racconta una storia e noi possiamo immaginarci anche un nostro film nel film, ma la realtà è quella che è, non si cambia. Però questa non è la realtà, ma la finzione cinematografica del film il Ciclone  e qui alla fine quello che perde è proprio lo “stronzissimo” Barbarossa. Com’è bello il cinema, se la realtà non ti dà conforto ti puoi sempre rifugiare in un bel film.

(Visited 188 time, 3 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.