La mia maestra si credeva una pioniera del ragionamento deduttivo e all’ennesimo disegno con il cielo viola che le consegnai decise di farmi un discorsetto. Seduti al riparo dagli orecchi indiscreti dei miei compagni e dei bidelli ficcanaso mi disse che dovevo smetterla, che lo capiva che ero tifoso della Fiorentina, ma che se continuavo così sarebbe stata costretta a mettermi un brutto voto, e questo non c’entrava niente col fatto che lei fosse una tifosa bianconera. Me lo giurò.
Io, non riuscendo a distinguere una matita viola da una blu continuai a consegnargli disegni con improbabili cieli viola, non ci fu più nessun discorsetto al riparo da orecchi indiscreti, ma solo brutti voti e ogni volta che guardava i miei cieli sbuffava. E quando lei sbuffava il mio cervello andava in pappa, anzi, il mio cervello diventava quella roba che diventa un baiocco quando viene lasciato per troppo tempo nel caffellatte.
Ora non disegno più cieli viola, ma quando le cose non vanno bene e il mio cervello diventa un baiocco la prima cosa che faccio è cercare nella mia videoteca terapeutica un DVD, per l’esattezza Il diario di una tata con Scarlett Johansson e me lo guardo. Rapito.
E di colpo sono a New York e lì c’è una tata arrivata dal New Jersey, non è juventina, è disoccupata, precaria ma è una che non sbuffa per i cieli degli altri, nemmeno se hanno colori strani. Perché Annie Braddock, la tata in questione, sa che quando sei accanto a qualcuno che sta crescendo non è importante che tu gli faccia vedere il cielo come lo vedi tu, ma che semplicemente lo aiuti nel capire come lo vede lui. E Annie, nonostante non abbia master in pedagogia, ti difenderà dai tuoi genitori se sono distratti o egoistii come i personaggi degli immensi Paul Giamatti e di Laura Linney e ti farà sentire come ci si sente nelle commedie ambientate a New York, sereno e al centro del mondo.
E lo so, lo so che questa rubrica cinematografica dovrebbe parlare dei film che sono in sala a Firenze ma questa settimana invece parla di un film che ci dovrebbe essere. Perché se almeno una sala di Firenze proiettasse Il diario di una tata per tutto l’anno i bambini di Firenze e dintorni che hanno avuto maestre che sbuffavano per i loro disegni, per i loro temi strampalati, per le loro barzellette piene di parolacce saprebbero sempre dove andare a rifugiarsi.

Fonte foto: www.moviehole.net

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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