aereo_piaggeQuello nella foto è innegabilmente un aereo. Seminascosto dai rami di un albero. In mezzo − si vedono poco ma credeteci − ci sono delle case. E l’aereo sembra sfiorarle. Ha iniziato la manovra di atterraggio, già difficile di suo ma davvero ardua in un aeroporto come quello di Firenze.
Questa foto l’abbiamo scattata un sabato pomeriggio di aprile alle Piagge, uno dei quartieri periferici di Firenze. Uno di quelli definiti “difficili” oppure, con un’espressione molto trend ma anche piuttosto misteriosa, “di frontiera”. Eravamo lì per l’ennesimo happening delle infaticabili Mamme No Inceneritore. Tre ore di musica e parole con la partecipazione, tra gli altri, di Piero Pelù e Don Santoro, il parroco del quartiere. In quelle tre ore ci sono passati tanti aerei sopra la testa. Chi vive lì dice che si fa l’abitudine a tutto. Anche alla paura che prima o poi qualche pezzo possa staccarsi e venire giù oppure che un pilota prenda male l’ultima curva. Il rumore si supera. Quello dei treni è molto peggio. Fortuna per loro che presto, secondo voci molto autorevoli, gli aerei passeranno da un’altra parte. Perché la nuova pista dell’aeroporto si farà. Parallela all’autostrada e perpendicolare a quella attuale. E allora gli abitanti delle Piagge tireranno un sospiro di sollievo. Ma altri vetri cominceranno a tremare perché gli aerei in fase di atterraggio sorvoleranno altri paesi, altre case, altre teste. Perché Firenze e zone limitrofe sono troppo affollate. E gira di qua gira di là ti ritrovi sempre a passare sopra a qualcosa. Ma siccome l’aeroporto s’ha da fare (non come il matrimonio di manzoniana memoria), teniamoci stretta questa foto. Potrebbe essere una delle ultime. Le prossime forse le scatteremo dall’altra parte della Piana. Altri alberi, altre case. Ma lo stesso cielo sempre troppo basso.
…mia madre è lì alla finestra guarda sempre lontano quella coda di fuoco quando passa un aeroplano… (Ron – Joe Temerario).

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.