Le pettinature degli anni settanta  erano disordinate e eccessive. Gli anni ottanta hanno provato, non riuscendoci, a mettere ordine  a tutto quel disordine.  Quello che veniva fuori era talmente di cattivo gusto da rendere brutte perfino Melanie Griffith in Una donna in carriera e Meg Ryan  in Harry ti presento Sally.  Negli anni novanta è comparso un gel particolare sui capelli di Cameron Diaz in Tutti pazzi per Mary.  Il nuovo millennio ci ha regalato una donna pugile come Hilary Swank in Million dollar baby che, diciamo, non ha tra le sue priorità la cura dei propri capelli. E alle donne nei cinema mentre guardano tutte queste donne passare cosa gli passa per la testa?

Nei cinema di Firenze ci sono delle donne speciali. Sono quelle che vanno al cinema nel pomeriggio.  Sono delle belle signore dalle facce soddisfatte che non hannno paura di mostrare la loro età.  Hanno cura di sè e il parrucchiere rientra tra le loro priorità, ma al cinema i loro pensieri son tutti dentro la testa.  Si vede che sono amiche. Quando escono dal cinema si incamminanno insieme verso casa a piedi.  Il cinema per loro è come un negozio di quartiere dove quello che si compra è il tempo, il tempo da trascorrere come si vuole. A Firenze di cinema di quartiere ce ne sono ancora. E’ lì che si possono trovare queste belle signore. Per loro allo Stadio c’è il Fiorella, alle Cure c’è il Fiamma, a Campo di Marte il Portico, a Rifredi l’Adriano e il Flora, al Bandino il Marconi.  Scelgono il cinema perchè è sottocasa e poi il film, ma del film che vanno a vedere sanno tutto. Durante la visione del film si scambiano battute: “a me Leonardo mi sembra un po’ ingrassato” (The Wolf of Wall Street);  “Bentivoglio che parla milanese è proprio antipatico” (Capitale umano); “ma quanto chiaccherano questi francesi?” (Moliere in bicicletta).

E i loro uomini dove sono? Sono dal parrucchiere a rifarsi il ciuffo. Come quello di George Mc Fly in Ritorno al futuro e poi corrono a casa a ripassare la battuta da dire alla loro bella signora al ritorno dal cinema: “ehi tu porco levale le mani di dosso”. Oppure  come quello del portiere Gianluca Pagliuca e poi corrono al campo di calcetto nella speranza che la loro bella signora sia ad applaudirlo mentre si sistema il ciuffo dopo ogni parata proprio come faceva lui.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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Il rottamatore

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L’ultima chiamata