Lo so che non ci crederete ma ho appena scoperto che il grande regista e attore comico Newyorchese non è mai esistito!
Quello che credevate essere un attore comico che ha scritto, recitato e girato numerosi film in realtà è una bufala, uno scherzo del postino, un incrocio fra un incidente in moto e una caldaia a vapore.
Insomma, Woody Allen non è mai esistito se non in una sorta di limbo post-platonico, un’ombra proiettata sul fondo di una caverna che chiamiamo cinema.
Allen ha pure scritto libri e non è necessario Saperla Lunga (titolo italiano di Gettin Even) per dimostrare che lo sceneggiatore, attore, clarinettista, compositore, scrittore e commediografo statunitense non sia mai esistito.
Ne ho in effetti incontrato l’ombra, non su uno schermo del cinema come ne La Rosa purpurea del Cairo bensì in un wormhole mentre fuggivo da un universo parallelo dove il sindaco di Firenze era divenuto presidente del consiglio scalzando un vecchio clown incipriato e un altro grullo o grillo, non ricordo bene, roba da far rizzare il Pil a un bancarottiere glabro.
Insomma, l’attore pareva uscito da un libro scritto da un umorista fatto in acido, parlava un Yiddish newyorchese di un venditore di hot-dog rifugiatosi in cima a un albero, inseguito da un branco di cani…purtroppo per lui, sull’albero c’erano altri cani.
Allen pareva una caricatura di Charlie Chaplin ma parlava come Oreste Lionello e questo avrebbe insospettito chiunque.
Stavo per allontanarmi nel vortice temporale se non ché, nel muoversi disarticolato come una marionetta mi urtò violentemente e io, come sempre, lasciai sul volto del manichino, parte del mio.
A quel punto lui cominciò a farfugliare frasi senza senso del tipo: “Non fidatevi degli psicanalisti! Una volta ci sono andato e mi ha detto: – Si sdrai!- …non c’era il divano!”
Era troppo! Stavo per andarmene quando lo vidi sparire in una diramazione dello spazio-tempo. L’inseguii perché mi aveva strappato di mano il logo di tuttafirenze e non lo potevo permettere.
Lo ritrovai che girava per N.Y. coi pattini e un drone in testa (o forse era un cappellino a elica?).
Lo fermai per riprendermi il logo ma gli si staccò un braccio!
Inorridito lo lasciai cadere ma lui prese a citare se stesso bandendo il suo omero spolpato, lanciandosi verso di me come uno zombie-vu cumprà.
Roba da pazzi! Citarsi ad osso!
Per allontanarlo gli sferrai un fendente ma incontrai l’aria! Non era reale, non potei colpirlo. Woody Allen non esisteva, era solo un personaggio in 3D, un fake, un ologramma, un incubo sognato dal mio fiscalista.
Poi scoprii il perché di tutto questo: all’origine, Woody Allen si chiamava Allan Stewart Königsberg, ma l’inconcepibile cognome non era stato accettato come password dai wormhole.
Questo provocò le distorsioni quantiche di cui sopra, generando qualcosa di totalmente incongruo: la fusione di innumerevoli istanze umoristiche con l’eco di personaggi citati da me in questo tempo.
Per farla breve, Woody Allen è solo l’effetto quantico di una distorsione del mio scrivere questo pezzo e perciò lui, io e anche voi che leggete, in realtà non esistete!
Questo in sintesi, ridotto all’osso.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.