La via principale di Roselle

 

Ogni città, come i suoi abitanti, non è certo eterna. Ogni città ha una sua vita, una durata. I momenti di splendore e di ricchezza si alternano a momenti difficili o periodi di normalità. Ci sono città che nascono e città che muoiono, oppure città che vengono uccise da altri centri urbani. Avete mai visitato una città morta? E una ‘uccisa’ da un’altra?

È difficile per un abitante di una città toscana, o italiana, pensare ad un mondo senza la propria città. La storia urbana italiana, i monumenti dei centri storici, ci danno spesso una sensazione di eternità. La maggior parte di noi probabilmente non si è mai chiesto il perché la propria città sia sopravvissuta nel tempo. Per iniziare a farvi delle domande, vi consiglio di visitare una città morta. Non occorre andare lontano, in Toscana ne trovate diverse.
Potete visitare Luni, oppure Populonia, Roselle o Cosa. Entrando in questi centri non troverete gente, strade, negozi, un bar dove prendere un caffè o una chiesa da visitare. Troverete sassi, erba e tante lucertole. Rovine e piccoli musei che vi spiegheranno che lì c’era una città, un centro pieno di vita ma che poi, per uno o tanti motivi, tutto è morto.

Ma Firenze? Nei suoi duemila anni di vita ha rischiato mai di morire? E si è sempre comportata “da brava città” senza mai ucciderne altre?
Il pericolo maggiore per Firenze è stato probabilmente durante i primi secoli del Medioevo. Abbiamo pochissime notizie tra il 600 e l’800 d.C. tanto che il dibattito tra gli studiosi sulla storia di Firenze in questi secoli è tutt’ora aperto. C’è chi propende per una morte ed una rinascita, chi per una forte malattia dalla quale Firenze si riprese con decisione solo intorno al Mille.
Invece, nel corso del Duegento Firenze rischiò di essere uccisa da altre città toscane e dai senesi che dopo la sconfitta di Montaperti (1260) intendevano raderla al suolo affinché non fosse mai più ricordata, né potesse più recar danno. Sarebbe stato un disastro anche per quei fiorentini che, esiliati, avevano combattuto contro la loro stessa città. Come racconta il Villani, fu Farinata degli Uberti (Ghibellino ed esiliato) a convincere gli altri nobili che sarebbe stata una follia distruggere Firenze.

E Firenze, ha mai ucciso?
Non occorre andar lontano per ricevere risposta, basta guardare Fiesole, la città etrusca e poi romana. Ebbene, Fiesole, come città, morì nel 1125 ‘uccisa’, dopo tre anni di guerra, dai fiorentini. Dopo un lungo assedio, Fiesole cadde e fu quasi del tutto rasa al suolo. Pezzi di case e palazzi furono portati a Firenze come bottino di guerra mentre i vincitori schernivano gli odiati fiesolani.

Iniziate, quindi, a considerare la città come cosa viva e mortale, e non potrete non accorgervi della fragilità dei suoi monumenti e delle sue pietre. Tutto è fragile se è ancora vivo.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.