Sì anche questa volta è andata male.. Mi sono veramente sentito di cacca!
Un incidente increscioso così è davvero da dimenticare! Se fossi stato una vite sarei sparito nel pavimento senza bisogno di un cacciavite!
Che cosa è successo? Una figuraccia davvero meschina!
Capitombolavo per Via de Serragli, inciampato su un marciapiede sconnesso, che mi ritrovo.. indovinate dove?
Massì il solito Worm-hole!
A parte il fatto che ero in pigiama ed ero appena uscito da un tunnel spazio temporale dopo aver passato la notte… vabbé ve lo dico un’altra volta, mi sono sbucciato le ginocchia (avevo i pantaloni del pigiama 3 misure sotto) strusciando sul pavimento di una angusta stanza in una abitazione in piena Olanda nel 1665.
L’ambiente era semibuio e la luce veniva da una finestra aperta su un cortile interno da dove provenivano urla di ragazzini o di oche che giocavano a palla.
Rialzatomi vidi tremante, in fondo alla stanza, una giovane ragazza seminuda che si stava rivestendo, accanto a lei un bacile e una brocca d’acqua.
L’odore era di solventi naturali e riconobbi la trementina e l’olio di papavero.
Imbarazzato tentai di scusarmi ma inciampai in qualcosa, forse un baule e volai letteralmente addosso alla fanciulla che gridò terrorizzata. L’impatto fu violentissimo: caddi sul morbido ma la mia faccia si incollò letteralmente a quella della ragazza e uno dei suoi orecchini di perla mi si infilò su per il naso.
Una figura così non l’avevo mai fatta, tanto più che la ragazza era davvero molto graziosa e io mi sentii un deficiente mentre tentavo disperatamente di scollarmi da lei.
Piombò a quel punto, il padrone di casa e ci vide avvinghiati in un assurdo bacio che non era un bacio ma una fusione quantistica.
L’uomo, infuriato, urlò: “Wat doe je nou boven mijn geliefde? Ellendeling?” Afferrò un pennello di martora e si scagliò contro di noi per trafiggerci come Paolo e Francesca: ebbi l’accortezza di evitarlo ma nello strapparmi dalla ragazza che ormai si stava abituando a me, le lasciai la mia barba e gli occhi e ne venni via sturandomi il naso dall’orecchino con un suono irripetibile.
L’uomo, che nell’oscurità della stanza riconobbi come Johannes van der Meer, il famoso pittore fiammingo detto Vermeer, inveendo come una barbabietola in una pentola di fagioli afferrò un cavalletto di frassino, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Als ik je te pakken krijg ik vermoord je!” Che tradotto verrebbe: “Se t’acchiappo t’accoppo!”
Mi sono sentito un Verme(er)!
Fortunatamente finì in un worm-hole e sparì prima che mi uccidesse. Così io potei spassarmela con la ragazza del quadro, che ovviamente non si rivestì.
Oppure andò al contrario, nel worm-hole ci finii dentro io.
Non ricordo bene.
Ma la narice destra mi fa ancora male per via di quell’orecchino di perla.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.