Lunedì mattina, ore 7.20, ASL 10 di viale Morgagni. Ho appena legato Gina, la mia bici ibrida, a un palo della luce; è più facile che in Italia si giunga a una stabilità governativa che trovare una rastrelliera libera. Dati alla mano evidenziano che a Firenze si vendono più biciclette che auto. La mia visita nella struttura sanitaria è dovuta a un prelievo di sangue che da qualche tempo rimando, visto il tiepido amore che nutro verso gli aghi, le siringhe e le strutture ospedaliere. Appena varco l’entrata, davanti a me il bancone informazioni; stile anni ‘70, base in noce e pianale in metallo. Dietro il mobile d’antiquariato, il signor Gianni, identificabile dal cartellino che porta sul petto, m’indica dove prendere il numerino. Numero 44, proprio come i gatti in fila per tre con il resto di due. La tabella luminosa attaccata alla parete segna però il 69; solo per un attimo allusioni maliziose sfiorano la mia mente, ancora dormiente e digiuna degli zuccheri della colazione saltata.  Realizzo che solamente dopo venti minuti dall’apertura dell’ASL, ci sono davanti a me 75 persone; eppure non ho visto posti letto all’entrata. La tipologia di persone che mi divide dalle stanze dei prelievi è composta in prevalenza da anziani, che con ventagli e parole crociate in mano hanno conquistato il tanto ambito posto a sedere. Ci sono donne incinte, bambini terrorizzati e piangenti attaccati alla sottana della mamma, uomini e donne di mezza età e qualche giovane. In pochi minuti la sala d’attesa, già gremita, si riempie maggiormente. Le persone in piedi e digiune hanno il volto tirato; il brontolio degli stomaci vuoti fa da sottofondo nella sala. Mi appoggio a un lato del bancone informazioni per scrivere e sorprendentemente mi sembra di essere dentro la scena di una barzelletta. Una signora sulla sessantina con accento campano si avvicina al bancone e proferisce al sig. Gianni le seguenti parole: “Mi scusa, per l’esame delle “ovine”, la pipì, la porto io o me la date voi?!”. L’addetto alle info trattiene una risata isterica e porge alla signora un contenitore delle urine dicendole di tornare la mattina seguente con il barattolino già pieno. I numeri scorrono, mentre l’afflusso di persone, molte delle quali extra comunitarie crescono a macchia d’olio. Intanto il teatro del bancone informazioni continua il suo spettacolo. Un signore sulla settantina si rivolge a Gianni: “Mi scusi, ho il numero 80, ce la faccio ad arrivare alla Conad in piazza Dalmazia a prendere le uova?!”. Questa volta l’impiegato esordisce con: “Se compra anche il pecorino e il guanciale per la carbonara, può recarsi tranquillamente”. Il signore rimane interdetto per qualche secondo. Purtroppo perdo la scena seguente perché manca un solo numero al mio turno e mi avvicino alla stanza dell’infermeria; è giunto il mio incontro con l’ago. Gli occhi terrorizzati del bambino attaccato alla gonna della mamma, mi guardano come quelli di un condannato prima dell’esecuzione, Aiuto anch’io voglio la Mamma!!!

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