Dispiace.

Molti a parlare di consapevolezza di essere una grande squadra; ma la sensazione che ho avuto io, al triplice fischio finale, è stata soprattutto quella del dispiacere.

Dispiace perché, onestamente, il Napoli ci è stato superiore nel secondo tempo. E averlo recuperato, così, con una giocata del singolo, da supercampione, poteva essere un segnale di forza più che di consapevolezza nei propri mezzi.

Dispiace aver sprecato questa occasione immediatamente.

Dispiace perché adesso siamo in apprensione per uno strepitoso Alonso: e senza di lui, abbiamo dimostrato come questa squadra perda gran parte del suo potenziale.

Dispiace perché perdere contro il Napoli, onestamente, fa sempre male.

Dispiace perché abbiamo preso gol proprio da quel Lorenzo Insigne che, fino a meno di due settimane fa, sembrava dovesse essere destinato al reparto di traumatologia.

Dispiace non aver zittito quei sessantamila del San Paolo, che continuavano a rimbombarci nelle orecchie il coro “chi non salta fiorentino è”.

Dispiace vedere quel bontempone di De Laurentiis sorridere in tribuna.

Dispiace vedere qualche primo piano di Hamsik, a stomaco pieno.

Dispiacciono tante cose. E forse, proprio questa sensazione, dovrebbe farmi riflettere sulla nostra forza: perché ce la siamo giocata fino all’ultimo, nel bene o nel male. Con Tomovic esterno di centrocampo a destra. Perché siamo dispiaciuti per il risultato; come per il triste finale di un film che, per tutta la sua durata, ci ha tenuto incollati allo schermo.

E allora questo dispiacere, in fondo, è solo “ignara consapevolezza” dei nostri mezzi.

Come fare un fiore e cacarci sopra: dimostrazione in due minuti netti

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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