cippoCi sono luoghi di cui puoi percepire il dolore e la solennità senza fare niente, solo restando un minuto in silenzio. Puoi sentire un morso allo stomaco, gli occhi inumidirsi, brividi lungo le braccia e la schiena. Nella strada che costeggia il bosco di Cercina c’è un’indicazione gialla un po’ consumata che indica la via per il Cippo ai caduti di Radio CORA, l’emittente clandestina che nel 1944 trasmetteva informazioni sulle attività dei tedeschi a Firenze. Basta un breve tragitto nel bosco per arrivare alla corona d’alloro, alle pietre e ai fiori che ogni tanto qualcuno lascia. Io ci sono stata in un pomeriggio di settembre, quando capisci che l’estate ha qualcos’altro da dire perché le more sono ancora sui rovi.

Con in mano un fazzoletto pieno di more, è come se davanti agli occhi avessi potuto vedere la scena, in tutta la sua atrocità, di quello che accadde il 12 giugno 1944. Fuori dallo spazio, ma dentro al tempo, lontano dalla strada e dai rovi, trasportata a quel giorno. Nella mia storia luoghi e ricordi come questo ci sono sempre stati, e posso solo esserne grata alla mia famiglia che mi ha permesso di sapere. Ho 26 anni e non ho dovuto leggere da nessuna parte quello che successe in quel bosco, non ho avuto bisogno di cercarlo su internet o di chiederlo, perché faceva già parte del mio sapere. Se non ci siete mai stati, se quella storia non la conoscete, e magari ne avete onorate altre simili, prendete la macchina e lasciatela a Serpiolle, o alla chiesa di Cercina se vi spaventano le salite, e cercate lungo la strada il cartello giallo. Andate davanti al Cippo, non fate niente. Io non credo in Dio, non ho detto preghiere, sono stata solo in silenzio in un luogo dove la storia è così presente da far quasi rumore, come se si facesse toccare. Insomma fate un po’ quello che volete, ma non dimenticate mai cosa c’è nei boschi oltre alle more.

Qui il 12 giugno 1944
Anna Maria Enriques Agnoletti
Cap. AAR. N. Italo Piccagli
Fernando Panerai
Pietro Ghergo
Dante Romagnoli
Fiorenzo Franco e un ignoto
caddero sotto il piombo tedesco per la libertà del popolo italiano

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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L’oro di Koons